L’ultimo nemico che sarà distrutto è la morte. (1 Corinzi 15:26)
Gli antichi dicevano che l’uomo ha sette nemici: la fame, la sete, il caldo, il freddo, la fatica, la malattia e la morte. Nei nostri paesi occidentali, in linea di massima, abbiamo allontanato i primi quattro di questi cattivi compagni. Ma il quinto e il sesto sono sempre ben presenti, nonostante i progressi della medicina. L’apostolo Paolo lo chiamava “l’ultimo nemico”, e Giobbe “il re degli spaventi”.
Egli è strappato dalla sua tenda che credeva sicura, è fatto scendere verso il re degli spaventi. (Giobbe 18:14)
Davanti alla prospettiva della morte, notiamo generalmente due atteggiamenti diversi. Il primo come diceva il poeta greco Menandro è: “Mangiamo e beviamo, perché domani morremo; in fondo, è una fuga, perché i fatti sono lì, la morte c’è, e bisogna prepararvisi.
Il secondo atteggiamento accetta questo fatto ineluttabile e s’interroga sul senso, sul significato della vita e su quello che succede dopo la morte. Ma come avere delle risposte? Soltanto leggendo la Bibbia: essa afferma che, dopo la morte viene il giudizio, ma dice anche che chi crede nel Signore Gesù non viene in giudizio.
In verità, in verità vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna, e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. (Giovanni 5:24)
Per chi confida nel Signore Gesù, la morte è una porta che lo fa entrare in un universo spirituale di luce piena, alla presenza stessa di Dio. E’ la luce della vita. Gesù è la sorgente e centro di questo universo di vita.
O morte, dov’è il tuo dardo? O inferno, dov’è la tua vittoria? (1 Corinzi 15:55)



