L’unità nel Signore

Se dunque v’è qualche consolazione in Cristo, se vi è qualche conforto d’amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione, rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento. (Filippesi 2:1-2)

Nonostante la attività e il buon livello spirituale dei Filippesi, nella chiesa qualche problema c’era; lo possiamo capire dall’esortazione alla concordia che l’apostolo Paolo fa a due sorelle, peraltro molto attive “per il Vangelo”, le quali evidentemente avevano dei contrasti fra loro.

Esorto Evodia ed esorto Sintìche a essere concordi nel Signore. Sì, prego pure te, mio fedele collaboratore, vieni in aiuto a queste donne, che hanno lottato per il vangelo insieme a me, a Clemente e agli altri miei collaboratori i cui nomi sono nel libro della vita. (Filippesi 4:2-3)

Egli ne era stato informato; e questi contrasti lo rattristavano non poco. Di qui l’esortazione, fatta con molta delicatezza a realizzare una vera unità nel Signore. In che modo?

  • “avendo un medesimo pensare”: non si tratta di ricercare i punti in comune dei vari pensieri, ma di conformarsi tutti al pensiero e al modello del Signore, particolarmente per quanto riguarda l’umiltà, premessa indispensabile per arrivare a una vera concordia;
  • “un medesimo amore”, sincero e senza favoritismo, com’è descritto in 1 Corinzi 13, tendendo verso l’amore perfetto del Signore;
  • “essendo di un animo solo e di un unico sentimento”, espressione che alcuni traducono letteralmente;
  • “pensando a una sola e medesima cosa”; e cosa potrebbe essere se non “lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù”, cioè la vera umiltà che il Signore ha dimostrato perfettamente nel Suo cammino in questo mondo?

Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. (Filippesi 2:5-8)

Notiamo che Paolo attinge al di fuori di se stesso i motivi della propria gioia: si sarebbe rallegrato “perfettamente” se i suoi cari fratelli e sorelle fossero veramente unti nel Signore.

Se viviamo in questa unità, rallegriamo il cuore del Signore, e anche noi saremo più felici!

Facebooktwitterlinkedintumblr

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *