Disprezzato e rigettato dagli uomini, uomo dei dolori, conoscitore della sofferenza, simile a uno davanti al quale ci si nasconde la faccia, era disprezzato, e noi non ne facemmo stima alcuna. (Isaia 53:3)
Chi ha potuto portare questo titolo? Solo il Messia annunciato dai profeti, Gesù Cristo, il Salvatore. Gli uomini non l’hanno amato perché col Suo insegnamento metteva in luce le loro cattive azioni.
Ora il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie. (Giovanni 3:19)
Gli hanno resto “male per bene, e odio in cambio di amore” (Salmo 109:5). Gesù ha avuto a che fare con l’incredulità degli uomini ed è stato respinto dal Suo popolo. Ha pianto, si è turbato di fronte al potere della morte sull’essere umano.
Gesù allora, come vide che lei e i Giudei che erano venuti con lei piangevano, fremé nello spirito e si turbò, e disse: «Dove l’avete posto?». Essi gli dissero: «Signore, vieni e vedi». Gesù pianse. (Giovanni 11:33-35)
I loro peccati erano per Lui un motivo continuo di sofferenza. Le tristezze dell’umanità pesavano sull’anima Sua.
Ora, fattosi sera, gli furono presentati molti indemoniati; ed egli, con la parola, scacciò gli spiriti e guarì tutti i malati, affinché si adempisse ciò che fu detto dal profeta Isaia, quando disse: «Egli ha preso le nostre infermità e ha portato le nostre malattie». (Matteo 8:16-17)
Era profondamente addolorato dagli insulti, le beffe, le derisioni, gli sforzi di quelli che lo contraddicevano; ma ha sopportato tutto con una pazienza infinita.
Sulla croce è stato “stroncato con i patimenti” (Isaia 53:10). L’ira di Dio contro il peccato non era paragonabile con ciò che aveva subito e che subiva da parte degli uomini. Sulla croce sotto il peso terribile dei nostri peccati, ha sofferto per noi, “lui giusto per gli ingiusti” (1 Pietro 3:18). Sulla croce ci ha dato il massimo che si può dare: la Sua stessa vita. L’ha fatto per amore.
Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente, aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo, il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e purificare per sé un popolo speciale, zelante nelle buone opere. (Tito 2:11-14)
Risuscitato e glorificato, ora è alla destra di Dio, dove intercede per noi, portando sul Suo corpo di gloria e per l’eternità i segni delle sofferenze subite.
Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio. (Ebrei 12:1-2)




