E Gesù, chiamato a sé un piccolo fanciullo, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità vi dico: se non vi convertite e non diventate come piccoli fanciulli, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli. (Matteo 18:2-3)
L’uomo ha ricevuto in partenza dal Creatore tutto quello che gli occorreva per essere felice sulla terra.
Però, il minimo che si possa dire è che, in senso generale, l’uomo non è felice, e incolpa volentieri ciò che lo circonda, i problemi del giorno, la società, o Dio stesso, senza mai chiedersi se non abbia una qualche responsabilità nelle sue disgrazie e se la sua visione delle cose non sia falsata sotto qualche aspetto.
Riflettiamo: l’uomo si crede libero ed è schiavo delle sue passioni. Cerca il suo bene nel piacere, invece di cercare il suo piacere nel bene. Guarda Dio come nemico, invece di accettarlo come suo migliore amico.
E Tutto questo è conseguenza di un male interiore su cui l’essere umano non può trionfare da solo; di un male che l’acceca, che gli falsa il pensiero, gli distrugge la volontà e lo trascina alla perdizione.
Occorre dunque un’opera interiore per essere salvati. La conversione è l’atto con cui si accetta il proprio fallimento morale e ci si consegna a Dio per essere salvati; con cui uno si dichiara incapace di cambiare la propria natura e si affida a Gesù per essere rigenerato, atto con cui la creatura decaduta, disperando di se stesso, ritorna al suo Creatore, il colpevole al suo Salvatore, il figlio sbandato alla casa paterna.
La conversione infrange l’orgoglio dell’uomo, ma gli apre la via verso Dio.
Venite quindi e discutiamo assieme, dice l’Eterno, anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. (Isaia 1:18)




