Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove. (2 Corinzi 5:17)
E’ questa l’unica capitolazione degna di un uomo, il solo fallimento da cui si esca arricchiti: inginocchiarsi e tendere le mani verso Dio.
Ovvero disprezzi le ricchezze della sua benignità, della sua pazienza e longanimità, non conoscendo che la bontà di Dio ti spinge al ravvedimento? (Romani 2:4)
Se abbandono la mia via per fare un passo verso lui, incontro Dio; è il suo amore che mi chiama e mi attira, è la sua bontà che mi spinge al pentimento, perché ha un piano di salvezza per me. Vuole trarmi dal nulla della mia vita e portarmi alla felicità, alla gloria.
Perché dubitare del suo amore? Lui ha fatto il primo passo, tocca a me fare il successivo.
Dio aspetta il nostro ritorno, perché non vuole che viviamo nel caos prodotto dal peccato del primo uomo. D’altronde, in balia di noi stessi, non facciamo altro che permanere in quest’immensa rovina. Il pentimento è l’unica via che ci fa uscire dalla confusione e dall’angoscia, conducendoci a una vita autentica, nella pace e nella sicurezza di un Dio che perdona.
Dio non tratta il peccato con leggerezza, ma perdona sulla base del sacrificio di Gesù Cristo, il suo Figlio diletto. Da quel momento tutto cambia.
Cristo è venuto dal cielo, lui, il Figlio del Dio vivente; si è annietato. E’ sceso volontariamente nella morte (solo lui ne aveva il diritto) per liberarci dalla schiavitù della morte fisica e spirituale. Ne è uscito nella potenza di una vita di risurrezione per darci questa vita.
Disprezzeremmo un tale dono?




