Lo Spirito del Signore, l’Eterno, è su di me, perché l’Eterno mi ha unto per recare una buona novella agli umili; mi ha inviato a fasciare quelli dal cuore rotto, a proclamare la libertà a quelli in cattività, l’apertura del carcere ai prigionieri, a proclamare l’anno di grazia dell’Eterno e il giorno di vendetta del nostro DIO, per consolare tutti quelli che fanno cordoglio, per accordare gioia a quelli che fanno cordoglio in Sion, per dare loro un diadema invece della cenere, l’olio della gioia invece del lutto, il manto della lode invece di uno spirito abbattuto, affinché siano chiamati querce di giustizia, la piantagione dell’Eterno per manifestare la sua gloria. (Isaia 61:1-3)
Così profetizzava Isaia sull’opera del Messia. Parla di liberazioni dalle carceri e dalla morte. Purtroppo tutti dobbiamo costatare che nel mondo non ci sono istituzioni più antiche e più diffuse delle carceri e dei cimiteri. Quali società hanno potuto farne a meno?
In quale luogo o in quale epoca sulla terra non sono mai stati commessi dei crimini?
Da quando gli uomini sono stati separati da Dio a causa dei loro peccati, la terra è diventata teatro di ogni genere di violenza e di corruzione. Si cerca di arginare questa violenza elaborando programmi sociali ed escogitando soluzioni politiche. Ma le prigioni rimangono!
Lo stolto ha detto nel suo cuore: «Non c’è DIO». Sono corrotti, fanno cose abominevoli; non c’è alcuno che faccia il bene. L’Eterno guarda dal cielo sui figli degli uomini, per vedere se vi sia qualcuno che abbia intendimento, che cerchi DIO. Si sono tutti sviati, si sono tutti corrotti; non c’è alcuno che faccia il bene, neppure uno. (Salmo 14:1-3)
Anche se non siamo mai stati messi in prigione, dobbiamo riconoscere che abbiamo sovente contravvenuto a ciò che sapevamo essere giusto. Siccome non siamo giusti siamo condannati a morte.
Perciò, come per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e per mezzo del peccato la morte, così la morte si è estesa a tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato; perché, fino a che fu promulgata la legge, il peccato era nel mondo; ora il peccato non è imputato se non vi è legge; ma la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato con una trasgressione simile a quella di Adamo, che è figura di colui che doveva venire. (Romani 5:12:14)
Ma Gesù Cristo è venuto e con lui la vita. Egli è il Redentore, colui che libera dalla schiavitù del peccato. Non vi sono soltanto le prigioni a privare della libertà: c’è un asservimento interiore, da cui il Signore Gesù vuole liberarci per darci la vita eterna.
Ciascuno di noi è prigioniero delle proprie paure e sopratutto delle proprie passioni. Cristo ci libera da tutto, e il credente sa che nel cielo lo aspetta una felicità ineguagliabile, alla presenza di Dio.
Infatti il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore. (Romani 6:23)




