Un nonno diceva alla sua nipotina: “L’arancio dà delle arance, il melo delle mele, il pero delle pere… Quale è il tuo albero preferito? – E’ l’abete dove Babbo Natale viene a depositare i regali”.
E’ questo che i nostri figli sanno del natale, perché in questo periodo tutto quello che ci circonda, mette in evidenza una tradizione che tutto è, tranne che cristiana. In nessun verso della Bibbia si evince che gli apostoli abbiano mai istituito un giorno per festeggiare la nascita di Gesù.
La festa del 25 dicembre è stata istituita per contrapporre una celebrazione “cristiana” alla festa pagana del solstizio d’inverno, era una ricorrenza importante per gli antichi romani, che in quei giorni celebravano la festa del dio sole. I festeggiamenti si svolgevano dal 17 al 21 di dicembre (“I Saturnali”) e la festa vera e propria del sol invictus era il 25.
I saturnali solenni avevano carattere sfrenato e orgiastico; durante la loro celebrazione era consuetudine scambiarsi doni augurali, abolire le distanze sociali e considerare sospese alcune leggi e norme. E’ bene ricordare che al dio saturno sono associati i sacrifici umani, sopratutto di bambini.
L’imperatore Costantino (280-337) riunì il culto del sole, di cui egli era il figlio protetto, con il cristianesimo, semplicemente per cristianizzare una festa pagana molto sentita dalle masse popolari.
Quindi l’albero, le decorazioni, i regali non sono altro che tradizioni pagane, che sono arrivati ai nostri giorni, camuffati da festeggiamenti cristiani. Ecco cosa dice la Bibbia su questo argomento:
Così dice l’Eterno: «Non imparate a seguire la via delle nazioni e non abbiate paura dei segni del cielo, perché sono le nazioni che ne hanno paura. Poiché i costumi dei popoli sono vanità: infatti uno taglia un albero dal bosco, il lavoro delle mani di un operaio con l’ascia. Lo adornano d’argento e d’oro, lo fissano con chiodi e martelli perché non si muova. Stanno diritti come una palma e non possono parlare; bisogna portarli, perché non possono camminare. Non abbiate paura di loro, perché non possono fare alcun male, né è in loro potere fare il bene». (Geremia 10:2-5)
Ma non sarebbe molto più importante raccontare ai nostri figli, che circa duemila anni fa, il Figlio di Dio è venuto sulla terra, per salvare i peccatori?
Gesù è venuto, è morto per noi sulla croce, è risuscitato, è risalito in cielo: e noi aspettiamo il suo ritorno per essere indtrodotti da lui nella casa del Padre, tutti coloro che hanno creduto in Lui.
Non è questa la storia più bella, che dobbiamo raccontare ai nostri figli?



