Tesori migliori

Allora Giuda, che lo aveva tradito, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò i trenta sicli d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, tradendo il sangue innocente». Ma essi dissero: «Che c’importa? Pensaci tu!». (Matteo 27:3-4)

Giuda aveva bramato quei trenta sicli, si era lasciato possedere dal desiderio di stringerli nelle mani. Era riuscito a far tacere la voce dalla sua coscienza, rimanere sordo alle parole del Maestro, dissociarsi dai discepoli. Aveva portato a termine il suo piano criminoso, ma poi?

Quei soldi non gli procurarono la soddisfazione sperata, anzi ora vuole liberarsi di quei trenta sicli che gli “scottano” in mano. Il suo pentimento consiste in un amarezza carnale, non è un ravvedimento per il proprio peccato, ma semplice rimorso. Giuda getta davanti ai sacerdoti la somma con la quale Cristo è stato stimato, al pari di uno schiavo. Spera, restituendo la somma, di riavere in cambio la sua pace. Essi, però lo rifiutano.

Tra le altre cose, questo episodio dovrebbe far riflettere chi confida nell’amicizia di quanti li spingono al male. Ormai senza Cristo, privato anche dell’appoggio di quei sacerdoti che lo hanno indotto al crimine, il suo tormento lo “consuma”, fino a spingerlo al suicidio.

Qualunque ricchezza acquistata tradendo la verità, produce tormento nelle mani avide di chi è rimasto sordo alla voce della coscienza e al messaggio di Cristo. Non farti del male da solo, ci sono beni più grandi del denaro: la lealtà, la vera amicizia e la fedeltà sono tesori ben più grandi di una manciata di denaro!

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