Un ordine e non una scelta

Ma tu, per la tua durezza ed il cuore impenitente, ti accumuli un tesoro d’ira, per il giorno dell’ira e della manifestazione del giusto giudizio di Dio, che renderà a ciascuno secondo le sue opere: la vita eterna a coloro che cercano gloria, onore e immortalità, perseverando nelle opere di bene; a coloro invece che contendono e non ubbidiscono alla verità, ma ubbidiscono all’ingiustizia, spetta indignazione ed ira. (Romani 2:5-8)

L’Evangelo viene spesso presentato come una scelta proposta all’uomo inconvertito. In realtà, le cose non stanno così. Se l’individui avesse il diritto di scegliere o dovesse sbagliarsi, la sua responsabilità sarebbe attenuata. Tutti possono sbagliarsi.

Ma l’apostolo Paolo, parlando agli Ateniesi, teneva un diverso linguaggio: “Ma ora, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, Dio comanda a tutti gli uomini e dappertutto che si ravvedano. Poiché egli ha stabilito un giorno in cui giudicherà il mondo con giustizia, per mezzo di quell’uomo che egli ha stabilito; e ne ha dato prova a tutti, risuscitandolo dai morti”. (Atti 17:30-31)

Poiché Dio ordina, coloro che non l’ascoltano sono dei disubbidienti. Sono quelli di cui Pietro dice che “non ubbidiscono all’evangelo di Dio” (1 Pietro 4:17).

Allo stesso modo, l’apostolo Giovanni dice: “Chi crede nel Figlio ha vita eterna, ma chi non ubbidisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio dimora su di lui” (Giovanni 3:36).

Il rifiuto di credere in Gesù è, dunque, un atto di disubbidienza, è il peccato supremo, quello che non può essere perdonato, poiché se l’uomo rifiuta il Salvatore che Dio gli ha dato, non vi è salvezza possibile per lui. Non ha che una cosa da attendere: la sua condanna.

Poiché è giunto il tempo che il giudizio cominci dalla casa di Dio; e se comincia prima da noi, quale sarà la fine di coloro che non ubbidiscono all’evangelo di Dio? (1Pietro 4:17)

Nessuno vi seduca con vani ragionamenti, perché per queste cose viene l’ira di Dio sui figli della disubbidienza. (Efesini 5:6)

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