Una cosa sola

Uomini, perché fate queste cose? Anche noi siamo esseri umani come voi; e vi predichiamo che da queste vanità vi convertiate al Dio vivente, che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che sono in essi. (Atti 14:15)

Gli scaffali del supermercato sono colmi di articoli che attraggono i clienti, i quali, se si lasciano tentare, spesso comprano cose superflue. Già Socrate, il filosofo greco, osservando un giorno con i suoi allievi il traffico del porto di Atene, diceva: “Quante cose ci cui non ho bisogno si trovano nel nostro mondo!”

Il saggio Salomone, alcuni secoli prima, usava lo stesso linguaggio:

Vanità delle vanità, dice l’Ecclesiaste, vanità delle vanità, tutto è vanità. (Ecclesiaste 1:2)

Io ho detto in cuor mio: «Andiamo! Ti voglio mettere alla prova con la gioia, e tu godrai il piacere!» Ed ecco che anche questo è vanità. (Ecclesiaste 2:1)

Di tutto quello che i miei occhi desideravano io nulla rifiutai loro; non privai il cuore di nessuna gioia; poiché il mio cuore si rallegrava di ogni mia fatica, ed è la ricompensa che mi è toccata d’ogni mia fatica. Poi considerai tutte le opere che le mie mani avevano fatte, e la fatica che avevo sostenuto per farle, ed ecco che tutto era vanità, un correre dietro al vento, e che non se ne trae alcun profitto sotto il sole. (Ecclesiaste 2:10-11)

Ma in conclusione scrive:

Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto per l’uomo. (Ecclesiaste 12:15)

Nel mondo ci sono tante cose inutili, ma ce n’è una di cui dobbiamo assolutamente occuparci. Gesù dice a Marta, padrona di casa attiva e sollecita:

Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta». (Luca 10:41-42)

Quello che, ancora oggi, ha la priorità, è mettersi all’ascolto della Parola del Signore, come aveva fatto sua sorella Maria.
L’apostolo Paolo scriveva ai Filippesi: Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all’eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede. Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti. Non che io abbia già ottenuto tutto questo o sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il cammino per cercare di afferrare ciò per cui sono anche stato afferrato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù. (Filippesi 3:8-14)

Vale la pena tendere verso una tale meta, non è vero?

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