Un ex ministro, ormai anziano, così espone le sue impressioni su Gesù Cristo, meditando sui due momenti estremi della vita di Gesù sulla terra, la mangiatoia e la croce:
“Secondo i criteri umani, io sono stato una persona importante, potente. Ma che cosa vale questa potenza in confronto a quella che risplende nella stalla di Betlemme? Colui che i cristiani riconoscono come il Creatore dell’universo, è coricato lì nella mangiatoia, un bambino indifeso. E ancora indifeso lo ritroveremo, dopo 33 anni, appeso ad una croce.
Ma un Dio che volontariamente diventa neonato senza difesa e che più tardi si lascia crocifiggere per me, manifesta un’altra potenza, quella dell’amore. Le sue azioni confondono la ragione umana, sulla quale mi sono tanto appoggiato nella mia carriera.”
Sia alla mangiatoia che alla croce, le nostre concezioni della forza e della potenza sono sconvolte. In Gesù, Dio si rivela ai poveri e agli infelici. E’ venuto nel nostro mondo perché aveva compassione della nostra miseria e della nostra povertà interiore. E’ morto sulla croce per espiare le nostre colpe. Ora è risuscitato ed è glorificato alla presenza del Padre.
Per il bambino nella mangiatoia, per il Signore Gesù, non c’era posto nell’albergo. Nelle nostre case ha un posto? Ha un posto nel nostro cuore?
Ma l’angelo disse loro: «Non temete, perché vi annunzio una grande gioia che tutto il popolo avrà; poiché oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore. (Luca 2:10-11)




