E’ sufficiente uno sguardo alla croce

E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. (Giovanni 3:14-15)

Nicodemo era un dottore della legge e un capo dei Giudei. Queste prerogative non gli hanno impedito di andare da Gesù. Egli tenta di stabilire un contatto ponendosi da pari a pari, ma Gesù lo ferma.

Gesù gli rispose e disse: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio». (Giovanni 3:3)

Come reagisce Nicodemo a quest’affermazione di Gesù che disturba le sue certezze?

Presentando umilmente, onestamente, le sue domande e la sua perplessità al Signore. E Gesù si rivela a lui come colui che viene dall’alto, dal cielo, il luogo della presenza di Dio.

I profeti non erano saliti in cielo per vedere e dichiarare quello che avevano visto. Ma ora dal cielo è sceso qualcuno: Gesù, il Figlio di Dio. E’ al disopra di tutti, l’unico testimone per parlarci del Padre, il solo mediatore tra Dio e gli uomini.

Colui che viene dall’alto è sopra tutti; colui che viene dalla terra è della terra e parla della terra; colui che viene dal cielo è sopra tutti. (Giovanni 3:31)

Allora, a Nicodemo che l’ascolta, Gesù ricorda che Mosè aveva innalzato un serpente di rama su un’asta, perché quelli che stavano per morire per il morso dei serpenti, potessero essere guariti; bastava che guardassero il serpente di rame.

L’Eterno disse quindi a Mosè: «Fa’ un serpente ardente e mettilo sopra un’asta; e avverrà che chiunque sarà morso e lo guarderà, vivrà». (Numeri 21:8)

Allo stesso modo Gesù è stato innalzato su una croce per il peccato del mondo perché gli uomini, condannati a morire, abbiano la vita eterna, tramite la fede. Era sufficiente il semplice sguardo al serpente di rama dell’Israelita per la sua guarigione.

Allo stesso modo, lo sguardo della fede, rivolto a Gesù morto sulla croce, assicura ad ognuno la vita eterna. Dio aspetta questo sguardo da noi, perché ci ama.

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