Io sono la vera vite e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie via; ma ogni tralcio che porta frutto, lo pota affinché ne porti ancora di più. Voi siete già mondi a motivo della parola che vi ho annunziata. Dimorate in me e io dimorerò in voi; come il tralcio non può da sé portare frutto se non dimora nella vite, così neanche voi, se non dimorate in me.
Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla. Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio e si secca; poi questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e sono bruciati. Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quel che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto, e così sarete miei discepoli. (Giovanni 15:1-8)
In che modo Dio si è fatto conoscere?
Storicamente, il popolo d’Israele ha ricevuto per primo, per mezzo dei profeti, la rivelazione del vero Dio, il Dio unico, il Dio vivente. Ma finora, questo popolo non ha portato a compimento la sua vocazione.
La Bibbia lo paragona ad una vigna che Dio aveva piantato, ma che ha prodotto uva selvatica.
Voglio cantare per il mio diletto un cantico del mio amico circa la sua vigna. Il mio diletto aveva una vigna su una collina molto fertile. La circondò con una siepe, ne tolse via le pietre, vi piantò viti di ottima qualità, vi costruì in mezzo una torre e vi scavò un torchio. Egli si aspettava che producesse uva buona, invece fece uva selvatica. Or dunque, o abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, giudicate fra me e la mia vigna.
Che cosa si sarebbe potuto ancora fare alla mia vigna che io non vi abbia già fatto? Perché, mentre io mi aspettavo che producesse uva buona, essa ha fatto uva selvatica? Ma ora vi farò sapere ciò che sto per fare alla mia vigna: rimuoverò la sua siepe e sarà interamente divorata, abbatterò il suo muro e sarà calpestata.
La ridurrò a un deserto: non sarà né potata né zappata, ma vi cresceranno rovi e spine; e comanderò alle nubi di non farvi cadere alcuna pioggia. Or la vigna dell’Eterno degli eserciti è la casa d’Israele, e gli uomini di Giuda sono la piantagione della sua delizia. Egli si aspettava rettitudine ed ecco spargimento di sangue, giustizia ed ecco grida di angoscia. (Isaia 5:1-7)
Più tardi Dio ha mandato suo Figlio, il Signore Gesù. Che contrasta con il suo popolo! Lui è la vera vite il cui frutto ha rallegrato il cuore di Dio, perché ha compiuto la sua volontà, parlando in modo perfetto della sua giustizia e del suo amore.
Gesù è la vera vite, e i credenti sono come tralci attaccati a Lui e possono a loro volta portare frutto a Dio. Questo avverrà a condizione che lascino passare la linfa comunicata loro dalla vite.
Devono assolutamente dimorare nel Signore, ossia in una continua comunicazione con Lui per mezzo della preghiera, della lettura della sua Parola e di un serio impegno nel suo servizio.
Separati dal Signore, indipendenti da lui, non possiamo piacere a Dio, né essergli utili. Quando la vita del ceppo passa nei tralci, questi portano lo stesso tipo di frutto del Signore. Se siamo uniti a Lui nei nostri pensieri, in realtà è lui che porta frutto attraverso noi, spesso senza che ce ne rendiamo conto.
Così gli assomigliamo e riproduciamo un pò, a nostra insaputa, i suoi caratteri nel mondo: dedizione, pazienza, umiltà, ubbidienza a Dio.
Non è forse questo il desiderio di ogni vero cristiano?



