I quattro terreni: la buona terra

E un’altra cadde in buona terra e portò frutto dando il cento, il sessanta, ed il trenta per uno. (Matteo 13:8)

E’ sempre bello un campo di grano, quando le giovani piante sono di un verde brillante, quando si formano le spighe che ondeggiano al minimo soffio d’aria, e infine quando la messa è matura, dorata ai raggi del sole.

Il terreno fertile, ben arato e pulito, rappresenta il credente che persevera nella fede e che è moralmente separato dal mondo, dalle sue preoccupazioni e dalle sue follie.

Ha capito la Parola di Dio, perché vi ha messo il cuore. Posto così in relazione con la rivelazione divina, s’è aperto alla luce e ha ricevuto la vita eterna. Ha posto la sua fiducia in Gesù Cristo.

La sua coscienza, come il buon terreno, è stata lavorata dalla verità. Come dal terreno sono state tolte le erbacce, così la coscienza è stata liberata con cura e perseveranza da tutto quello che è cattivo e inutile.

La Parola, seme divino, può allora svilupparsi, e presto appaiono le manifestazioni della vita di Dio nel credente. E’ il frutto che onora Dio, il grande Coltivatore. Soltanto questo frutto è gradito al Signore e dura per l’eternità. Non è legato ai meriti dell’uomo, perché è il risultato della vita di Dio nel credente.

Se quest’uomo non fosse da Dio, non potrebbe fare nulla». (Giovanni 9:33)

Il frutto che opera e onora Dio ha molteplici aspetti: riconoscenza e lode al Signore, onestà e giustizia nella vita quotidiana, rinuncia ai propri interessi, dedizione per i fratelli e le sorelle nella fede, testimonianza e amore per tutti gli uomini, pazienza nella prova, serenità in tutte le circostanze.

Queste qualità Dio le apprezza, perché riproducono in parte quelle del Signore Gesù, il suo Figlio diletto, quando era uomo su questa terra, e nelle quali Egli si era compiaciuto.

Mentre egli parlava ancora, ecco una nuvola luminosa li adombrò; e si udì una voce dalla nuvola che diceva: «Questi è il mio amato Figlio, in cui mi sono compiaciuto: ascoltatelo!». (Matteo 17:5)

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