L’evangelo nell’evangelo

E’ così che viene chiamata la parabola del figliuol prodigo.

La storia comincia quando il figlio più giovane chiede la sua parte di eredità. Ne ha diritto, ma la vuole prima del tempo. Avanza la sua pretesa senza rispetto, insensibile all’affetto del padre che comunque acconsente alla sua domanda. Così il padre lascia il figlio libero di partire, ben provvisto di ciò che ha ricevuto da lui.

Dio lascia che l’uomo faccia uso di tutto ciò che ha ricevuto da lui: la vita e tutto ciò che vi è collegato. Dio è paziente e non costringe nessuno. Desidera che tutti trovino la strada della vera felicità, ma questo è impossibile se voltiamo le spalle a lui, il Dio d’amore.

Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane di loro disse al padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta”. E il padre divise fra loro i beni. Pochi giorni dopo il figlio più giovane, raccolta ogni cosa, se ne andò in un paese lontano e là dissipò le sue sostanze vivendo dissolutamente. (Luca 15:11-15)

Quando il figlio ha dilapidato tutti i suoi beni pieno di amarezza decide di ritornare dal padre, e si prepara in anticipo le parole per implorare la sua pietà.

Mi leverò e andrò da mio padre, e gli dirò: Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio; trattami come uno dei tuoi lavoratori salariati”. (Luca 15:18-19)

Ma quando arriva a casa, tutto procede in altro modo. Fa la sua confessione, riconosce il suo peccato, si pente…

Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. (Luca 15:20-22)

Non riesce a completare il suo discorso. La grazia del padre che gli è corso incontro, che lo abbraccia e lo copre di baci, lo confonde.

Ma il padre disse ai suoi servi: “Portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E si misero a fare grande festa. (Luca 15:22-24)

Aveva pensato di essere trattato come un servo, a casa di suo padre. No, il padre sarà soddisfatto soltanto quando il figlio avrà ritrovato il suo posto, aveva preparato in anticipo i più bei vestiti per rivestire quel figlio, ritornato coperto di stracci, e una festa per condividere la sua gioia in famiglia.

Dio è amore. Questa scena parla della gioia di Dio che trova il suo piacere nel perdonare e accogliere chi ritorna a lui.

Provo forse piacere della morte dell’empio?», dice il Signore, l’Eterno, «e non piuttosto che egli si converta dalle sue vie e viva? (Ezechiele 18:23)

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