Io conosco le tue opere, la tua fatica e la tua costanza e che non puoi sopportare i malvagi; e hai messo alla prova coloro che si dicono apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi. Tu hai sopportato, hai costanza e per amore del mio nome ti sei affaticato senza stancarti. Ma io ho questo contro di te: che hai lasciato il tuo primo amore. Ricordati dunque da dove sei caduto, ravvediti e fa’ le opere di prima; se no verrò presto da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi. (Apocalisse 2:2-5)
I capitoli 2 e 3 dell’Apocalisse contengono sette lettere rivolte alle sette chiese situate in Asia Minore (l’attuale Turichi). La prima è indirizzata alla chiesa di Efeso. Questa città era, a qui tempi, la più grande metropoli dell’Asia Minore.
L’apostolo Paolo aveva visitato Efeso e, con la sua predicazione, molti Efesini avevano accettato la fede nel Signore Gesù. Ecco che, dopo quarant’anni, Efeso riceve questa lettere dall’apostolo Giovanni, che l’ha redatta da parte del Signore.
Anzitutto il Signore si compiace nel riconoscere quello che c’è di buono in quei credenti. Cita le loro opere, il loro lavoro, la loro pazienza ed il loro riufiuto di avere relazione con il male, anche se per questo devono soffrire.
Ma i credenti di Efeso avevano abbandonato il “primo amore”, quello che aveva loro riempito il cuore e la vita fin dal primo incontro con il Cristo. L’acqua scorreva ancora nel ruscello, ma la sorgente s’era esaurita.
Nella storia della Chiesa, la decadenza non è subentrata a causa di meno opere, o di meno pazienza, ma perché si è raffreddato l’amore per il Signore Gesù.
Poniamoci questa domanda: “Per quanto riguarda l’amore per il Signore, a che punto siamo?”
Forse abbiamo amato il Signore all’inizio della nostra vita cristiana. Era una gioia per noi cercarlo nella preghiera, nella lettura della sua Parola e nel servizio. Ma oggi a che punto siamo?
Gesù è ancora la sorgente delle nostre più grandi gioie? Cerchiamo sempre di fargli piacere?



