Eppure egli portava le nostre malattie e si era caricato dei nostri dolori; noi però lo ritenevamo colpito, percosso da DIO ed umiliato. Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti. (Isaia 53:4-5)
Quando Gesù era sulla terra, la sua perfetta simpatia si manifestava verso tutti quelli che pativano le conseguenze del peccato. Egli capiva la sofferenza e la pena di quelli ai quali faceva del bene.
Troviamo spesso negli Evangeli delle espressioni che esprimono i sentimenti del suo cuore divinamente sensibile.
Ebbe compassione vedendo le folle che lo seguivano, a piedi, da diverse città, e ne guari gli ammalati.
E Gesù, smontato dalla barca, vide una grande folla e ne ebbe compassione, e ne guarì gli infermi. (Matteo 14:14)
Ebbe pietà della folla che lo seguiva da tre giorni senza aver mangiato nulla. La nutrì, mediante la sua potenza, moltiplicando i pani.
E Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse: «Io ho pietà della folla, perché sono già tre giorni che sta con me e non ha niente da mangiare; eppure non voglio licenziarli digiuni, affinché non vengano meno lungo la strada». (Matteo 15:32)
Fu commosso quando incontrò due ciechi all’uscita da Gerico. Al loro grido implorante, si fermò. Toccò i loro occhi e questi ritrovano la vista.
Mentre essi uscivano da Gerico, una grande folla li seguì. Ed ecco, due ciechi che sedevano lungo la strada, avendo udito che Gesù passava, si misero a gridare dicendo: «Abbi pietà di noi, Signore, Figlio di Davide». Ma la folla li sgridava perché tacessero; essi però gridavano ancora più forte dicendo: «Abbi pietà di noi, Signore, Figlio di Davide!». Allora Gesù, fermatosi, li chiamò e disse: «Che volete che io vi faccia?». Essi gli dissero: «Signore, che i nostri occhi si aprano!». E Gesù, mosso a pietà, toccò i loro occhi; e all’istante i loro occhi recuperarono la vista e lo seguirono. (Matteo 20:29-34)
Ebbe pietà incontrando, vicino a Nain, il corteo funebre del figlio unico di una vedova.
E il giorno dopo egli si recò in una città, chiamata Nain; e con lui andavano molti dei suoi discepoli e una grande folla. E quando fu vicino alla porta della città, ecco che si portava a seppellire un morto, figlio unico di sua madre, che era vedova; e una grande folla della città era con lei. Appena la vide, il Signore ne ebbe compassione e le disse: «Non piangere!». Accostatosi, toccò la bara, e i portatori si fermarono; allora egli disse: «Giovinetto, io ti dico, alzati!». E il morto si mise a sedere e cominciò a parlare. E Gesù lo consegnò a sua madre. (Luca 7:11-15)
Tutte queste pene, Gesù le risentiva profondamente. Egli ha portato le nostre malattie, i nostri dolori.
Ora, fattosi sera, gli furono presentati molti indemoniati; ed egli, con la parola, scacciò gli spiriti e guarì tutti i malati, affinché si adempisse ciò che fu detto dal profeta Isaia, quando disse: «Egli ha preso le nostre infermità e ha portato le nostre malattie». (Matteo 8:16-17)
Oggi ancora, Gesù è mosso a compassione e vuole aiutare, guarire, amare…
Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo. (Matteo 11:28)



