Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo. (Romani 15:13)
Una giovane donna raccontava: “Sono stata tanto priva di affetto nella mia infanzia che c’è in me un vuoto al posto della mamma. Sento come un’amputazione nella mia vita”.
Poiché’ gli ha ristorato l’anima assetata e ha colmato di beni l’anima affamata. (Salmi 107:9)
Se si considerano bene gli Evangeli, alle persone a cui Gesù si rivolge mancava sempre qualcosa d’importante: private delle loro capacità fisiche (ciechi, sordi, muti e paralitici), o delle facoltà mentali; private della gioia di vivere, dei loro cari o semplicemente di amore.
Appena Gesù fu smontato dalla barca, gli venne subito incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale aveva nei sepolcri la sua dimora; nessuno poteva più tenerlo legato neppure con una catena. Poiché spesso era stato legato con ceppi e con catene, ma le catene erano state da lui rotte, e i ceppi spezzati, e nessuno aveva la forza di domarlo. Di continuo, notte e giorno, andava tra i sepolcri e su per i monti, urlando e percotendosi con delle pietre. (Marco 5:2-5)
Quando fu vicino alla porta della città, ecco che si portava alla sepoltura un morto, figlio unico di sua madre, che era vedova; e molta gente della città era con lei. (Luca 7:12)
Il Signore Gesù non ha forse manifestato sulla terra un’infinita delicatezza e una comprensione perfetta dei bisogni più segreti? Senza dubbio le carenze affettive legate all’infanzia hanno delle ripercussioni nell’età adulta. Dio solo conosce l’importanza dei traumi di cui soffriamo e la profondità del vuoto che ne risulta.
Egli dice: Poiché io ristorerò l’anima stanca, sazierò ogni anima languente». (Geremia 31:25)
Gesù si presenta a noi come colui che comprende, riempie, ricostruisce. E’ lui che si rifiuta di rimandare a casa senza cibo quelli che venivano ad ascoltarlo.
Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse: «Io ho pietà di questa folla; perché già da tre giorni sta con me e non ha da mangiare; non voglio rimandarli digiuni, affinché non vengano meno per strada». (Matteo 15:32)
Se andiamo a lui come siamo, con sincerità, senza tentare di giustificare noi stessi, il Signore saprà riparare le nostre vite sciupate; forse non in un giorno: Può essere un lavoro lungo. Ma lui solo lo può intraprendere, grazie alla potenza del suo perdono e della sua pace.
Grande è la franchezza che uso con voi e molto ho da vantarmi di voi; sono pieno di consolazione, sovrabbondo di gioia in ogni nostra tribolazione. (2 Corinzi 7:4)



