La delicatezza dell’amore

Quando furono giunti a Capernaum, quelli che riscotevano le didramme si avvicinarono a Pietro e dissero: «Il vostro maestro non paga le didramme?» Egli rispose: «Sì». Quando fu entrato in casa, Gesù lo prevenne e gli disse: «Che te ne pare, Simone? I re della terra da chi prendono i tributi o l’imposta? Dai loro figli o dagli stranieri?» «Dagli stranieri», rispose Pietro. Gesù gli disse: «I figli, dunque, ne sono esenti. Ma, per non scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che verrà su. Aprigli la bocca: troverai uno statère. Prendilo, e dàllo loro per me e per te». (Matteo 17:24-27)

Pietro aveva riposto senza riflettere; Gesù non era forze il Messia, il Re? Dunque non doveva pagare l’imposta! Ma la risposta di Gesù, che associa a sé il discepolo, è permeata di questa delicatezza dell’amore.

Amare è anche agire con tatto, con delicatezza. E’ molto più di una semplice gentilezza umana, che sovente è vicina all’ipocrisia.

Da questo abbiamo conosciuto l’amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli. (1 Giovanni 3:16)

La delicatezza dell’amore, si ‘interessa veramente dell’altro, è sensibile alle sue aspirazioni. L’amore tiene conto delle varie situazioni che a volte sono delicate. L’amore non cerca il proprio interesse.

Se il mondo non vede nei credenti la mansuetudine e la mitezza di Cristo, chi ascolterà il messaggio che annunciamo?

Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero». (Matteo 11:29-30)

 

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