Alcuni decenni fa, gli economisti pensavano che l’aumento della produttività avrebbe permesso un tale innalzamento del livello di vita che gli uomini sarebbero diventati poi felici e che i loro rapporti reciproci sarebbero migliorati.
In realtà un miglioramento materiale significativo c’è stato, ma ciò non ha generato quell’equa distribuzione delle ricchezze che ci si aspettava. A questo si aggiungono molti altri problemi quali la disoccupazione giovanile, l’estendersi della delinquenza e in generale il deterioramento dei rapporti sociali.
Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me. (Galati 2:20)
La Bibbia fa vedere che la felicità dell’uomo risulta dai suoi buoni rapporti con Dio e con i suoi simili. E’ questo che dà alla vita il suo vero significato, non il possesso o il godimento di maggiori ricchezze materiali.
Il cristiano, con la nuova nascita, entra in un altro mondo, quello dell’amore di Dio, rivelato dal dono più straordinario che si possa concepire: il dono del suo proprio Figlio.
Di fronte a un simile dono, il credente capisce che non appartiene più a se stesso: ormai trova la sua gioia nel consacrarsi a Dio, cercando di fargli piacere, e agendo in favore degli uomini.
Allora una relazione felice si stabilisce con Dio, conosciuto non come colui che esige, ma come colui che dà e al quale ci si dona. Infatti l’amore si aspetta una reciprocità, anche se la nostra risposta all’amore di Gesù rimarrà sempre di piccolissima misura rispetto all’amore di cui Egli ci ha amati.
Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. (1 Giovanni 4:19)




