Chi è fedele nelle cose minime, è fedele anche nelle grandi; e chi è ingiusto nelle cose minime, è ingiusto anche nelle grandi. (Luca 16:10)
Rievocando la partenza del popolo d’Israele dal paese d’Egitto, Dio può dire: «Va’, e grida alle orecchie di Gerusalemme:
“Così dice il SIGNORE: ‘Io mi ricordo dell’affetto che avevi per me quand’eri giovane, del tuo amore da fidanzata, quando mi seguivi nel deserto, in una terra non seminata. (Geremia 2:2)
Dio poteva affermare la stessa cosa della Chiesa che si stava romando, all’inizio del libro degli Atti. Ma oggi, che direbbe della sua Chiesa? Eppure, dal canto suo, non è cambiato niente.
A volte diciamo: “I tempi non sono più gli stessi e siamo al tempo delle piccole cose”. E’ vero, ma non cerchiamo così di giustificare la nostra mancanza di amore e di attaccamento al Signore. Riconosciamo piuttosto di non avere messo alle nostre porte quelle “serrature e sbarre” che ci avrebbe protetto dall’invasione del mondo, dalla sua vanità e dalle sue menzogne.
Sallum, figlio di Col-Oze, capo del distretto di Mispa, restaurò la porta della Sorgente; la costruì, la coperse, vi mise i battenti, le serrature e le sbarre. Fece inoltre il muro del serbatoio di Siloe, presso il giardino del re, fino alla scalinata che scende dalla città di Davide. (Neemia 3:15)
Il nemico ne ha approfittato per penetrare nella fortezza del nostro cuore. Avremmo dovuto combatterlo, ma abbiamo abbassato le braccia.
Non possiamo ritornare ai tempi apostolici in cui avvenivano grandi cose, ma disprezziamo “il giorno delle piccole cose”.
Chi potrebbe infatti disprezzare il giorno delle piccole cose, quando quei sette là, gli occhi del SIGNORE che percorrono tutta la terra, vedono con gioia il piombino in mano a Zorobabele?» (Zaccaria 4:10)
Prendiamo esempio da Daniele. E’ stato fedele nelle cose piccole e nelle cose grandi. Che si trattasse di nutrirsi o di pregare, non conosceva altro che la fedeltà al suo Dio. E quando fu chiamato alle più alte cariche del regno di Persia, anche i suoi nemici furono costretti a parlare pubblicamente della sua fedeltà.
Allora i capi e i satrapi cercarono di trovare un’occasione per accusare Daniele circa l’amministrazione del regno, ma non potevano trovare alcuna occasione né alcun motivo di riprensione, perché egli era fedele e non c’era in lui alcuna mancanza da potergli rimproverare. (Daniele 6:4)



