Il mio Pastore

Io sono il buon pastore, e conosco le mie pecore e le mie conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e depongo la mia vita per le pecore. (Giovanni 10:14-15)

Gesù dichiara: “Io sono il buon pastore”. Quest’immagine esprime tutta la tenerezza e la dedizione del Signore Gesù per ognuno dei suoi. Il pastore conduce il gregge, provvede al suo nutrimento facendolo pascolare; lo protegge dai predatori ma, ancora di più, si occupa in particolare di ogni pecora: una relazione affettiva si stabilisce fra il Pastore e ciascuna delle sue pecore, perché ognuna ha per lui un valore unico.

In verità, in verità io vi dico: Chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, quello è un ladro e un brigante; ma chi entra per la porta è il pastore delle pecore. A lui apre il portinaio; le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le sue pecore per nome e le conduce fuori. (Giovanni 10:1-3)

Ogni credente può riconoscersi nella pecora perduta che il Pastore ha cercato e trovato. Essa ha per lui il valore che corrisponde al prezzo che ha pagato dando la sua vita alla croce per riscattarla.

Qual uomo fra voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro alla perduta finché non la ritrova? E quando la ritrova, se la mette sulle spalle tutto contento; e, giunto a casa, convoca gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta”. Io vi dico che allo stesso modo vi sarà in cielo più gioia per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento. (Luca 15:4-7)

Il buon Pastore non vuole che la pecora resti isolata, la conduce insieme al gregge. Ciò che le dà sicurezza non è certo l’appartenenza al gregge, ma la sua relazione col Pastore. Per profondo che sia il legame di un credente con i fratelli e le sorelle in fede, la sua sola sicurezza è quella di appartenere a Cristo.

Il Signore paragona la sua relazione con le pecore a quella che esiste fra lui e suo Padre. Questa relazione è così intima che Gesù dice: “Conosco le mie pecore e le mie conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre”.
Poiché tutti noi credenti eravamo pecore perdute e il nostro Salvatore ha dato la sua vita per noi, sappiamo che Egli ci ama, e abbiamo fiducia che non smetterà di prendersi cura di noi.

L’Eterno è il mio pastore, nulla mi mancherà. Egli mi fa giacere in pascoli di tenera erba, mi guida lungo acque riposanti. Egli mi ristora l’anima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amore del suo nome. (Salmi 23:1-3)

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