Ma ora, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, alla quale rendono testimonianza la legge e i profeti, cioè la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo verso tutti e sopra tutti coloro che credono, perché non c’è distinzione; poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Lui ha Dio preordinato per far l’espiazione mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare così la sua giustizia per il perdono dei peccati, che sono stati precedentemente commessi durante il tempo della pazienza di Dio, per manifestare la sua giustizia nel tempo presente, affinché egli sia giusto e giustificatore di colui che ha la fede di Gesù. Dov’è dunque il vanto? È escluso. Per quale legge? Quella delle opere? No, ma per la legge della fede. Noi dunque riteniamo che l’uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge. (Romani 3:21-28)
Una pecora si è smarrita. Il pastore la cerca, la trova, se la mette sulle spalle e, tutto allegro, la riporta all’ovile.
Allora egli disse loro questa parabola: «Qual uomo fra voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro alla perduta finché non la ritrova? E quando la ritrova, se la mette sulle spalle tutto contento; e, giunto a casa, convoca gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta”.(Luca 15:3-6)
Un “dramma, una piccola moneta, è stata perduta. Una donna la cerca con cura finché non la ritrova; quando l’ha ritrovata, si rallegra con le sue vicine di casa.
O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lampada, non spazza la casa e non cerca accuratamente finché non la ritrova? E quando l’ha trovata, chiama insieme le amiche e le vicine, dicendo: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta”. (Luca 15:8-9)
Un figlio dissipatore si è perso nei piaceri del mondo. Quando ritorna a casa, suo padre lo accoglie a braccia aperta, e dà una festa in suo onore.
Egli dunque si levò e andò da suo padre. Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. E il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e davanti a te e non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai suoi servi: “Portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei sandali ai piedi. Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E si misero a fare grande festa. (Luca 15:20-24)
Pecora, dramma, figlio prodigo, tutti perduti, sono simboli dell’uomo peccatore e lontano da Dio.
Ma Dio si addolora per la miseria dell’uomo che lo porta alla morte e al giudizio eterno. Dio Figlio, il buon Pastore, viene per dare la sua vita per salvare la sua pecora perduta. Dio Spirito Santo illumina mediante la Parola divina gli angoli oscuri, per ritrovare la moneta perduta. Dio Padre apre il suo cuore al figlio pentito.
E la gloria riempie il cielo “per un solo peccatore che si ravvede”; una gioia condivisa e somunicativa. Quanta preoccupazione da parte di Dio per la salvezza delle nostre anime! Ci ha cerati, ci ha trovati, ci ha salvati. E ora vuole renderci partecipe della sua gioia.
Allo stesso modo vi dico, vi sarà gioia presso gli angeli di Dio per un solo peccatore che si ravvede. (Luca 15:10)



