Voi infatti non avete ricevuto uno spirito di schiavitù per cadere nuovamente nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione per il quale gridiamo: «Abba, Padre». (Romani 8:15)
Nella casa di una donna molto ricca scoppiò un incendio; purtroppo la donna morì, ma i pompieri si accorsero che in casa c’era anche un bambino di 10 anni. L’edificio era in fiamme e non vi era alcun accesso praticabile, tranne una canaletta sulla qua arrampicarsi. Il tubo era rovente e solo uno dei pompieri con grande coraggio, volle a tutti i costi arrampicarvisi per salvare la vita al bambino e ci riuscì, ustionandosi però tutte le mani.
Qualche tempo dopo, il bambino ormai rimasto orfano, dovette essere adottato. Una fila lunghissima di persone lo voleva, e ognuno presentava le proprie referenze e anche le proprie ricchezze, come garanzia per l’adozione. Il bambino, già abbastanza grande per esprimere la propria opinione, disse chiaramente di non voler vivere con nessuno di quelli che si era presentato.
Ad un certo punto nell’aula del tribunale dove il giudice stava esaminando l’idoneità dei candidati, entrò una persona con le mani in tasca. Sembrava un tipo sospetto, così il giudice gli chiese chi fosse e cosa volesse.
“Non sono chissà chi, e non ho grandi ricchezze, ma voglio adottare questo bambino”, disse l’uomo tirando fuori dalle tasche le sue mani e mostrando i palmi bruciati. Il bambino lo guardò e riconobbe quelle mani che gli avevano salvato la vita.
Gesù ha dato la sua vita per dare a noi la possibilità di essere adottati dal Padre celeste quando stavamo per essere bruciati dal peccato. Quei fori nelle sue mani parlavano del amore di Dio per noi che a scelto di adottarci molti anni fa: ma tu Lo riconosci come Padre?




