Alcune bande di Siri, in una delle loro incursioni, avevano portato prigioniera dal paese d’Israele una ragazza che era passata al servizio della moglie di Naaman. La ragazza disse alla sua padrona: «Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che sta a Samaria! Egli lo libererebbe dalla sua lebbra!» (2 Re 5:2-3)
Aveva certo mille ragioni valide per rimanere in un prudente riserbo, questa piccola fanciulla israelita. Strappata alla sua famiglia, deportata, prigioniera, schiava, avrebbe potuto essere piena di amarezza e di rancore…Eppure ella non manca di afferrare l’occasione di fare il il bene!
Comportatevi con saggezza verso quelli di fuori, ricuperando il tempo. (Colossesi 4:5)
Il suo primo carattere è la dedizione: questa piccola prigioniera serve la moglie di Naaman, e svolge sicuramente questo servizio con fedeltà, visto che la sua padrona l’ascolta.
Un secondo carattere che manifesta è la sua compassione per gli altri. Lungi dallo stimare una “cosa ben fatta” l’azione di chi l’ha condotta in cattività, ben lontana dall’impietosirsi sulla sua triste sorte personale, prende in considerazione le sofferenza degli altri e cerca di venir loro di aiuto.
Per mezzo della fede, ella mostra un’altra caratteristica: non esprime nessun dubbio sulla potenza dell’Eterno per guarire Naaman per mezzo del profeta. L’ultimo carattere di quella fanciulla è la semplicità. In poco parole, ella ha detto tutto ciò che era necessario e ha indicato il mezzo per ottenere guarigione.
Semplicità, chiarezza, fede, amore, dedizione, tutti elementi di una testimonianza credibile son qui riuniti: Dio onora la fede di questa fanciulla. La sua storia è contenuta in due versetti. Affinché la nostra testimonianza sia credibile, bisogna che i nostri atti precedono le nostre parole e vi sia la coerenza nella nostra vita.




