Ecco di nuovo un incendio provocato da campeggiatori imprudenti che ha devastato 60 ettari di bosco nella zona dell’Esterel (Costa Azzurra). Ma il lato più tragico della vicenda è che l’intervento per spegnere l’incendio è costato la vita a un pompiere e a un pilota di elicottero.
Degli uomini generosi sono capaci di morire per una nobile causa, dei soccorritori intrepidi rischiano la vita per i loro simili in pericolo. Ma che dire di colui che è morto per i suoi nemici? E’ ciò che Gesù Cristo ha fatto, lui che ha offerto sé stesso in sacrifico per quegli stessi uomini che lo mettevano a morte.
Tale è l’amore di Dio che, “mentre eravamo ancora peccatori”, ha dato suo Figlio per noi. Noi, uomini, avevamo mostrato tutto il male contenuto nei nostri cuori per il fatto che, quando l’uomo perfetto, Gesù, è venuto fino a noi, non abbiamo potuto sopportare le sue perfezioni e l’abbiamo crocifisso.
Non è errato dire che non sono solamente i capi del popolo giudeo dell’epoca, né Pilato coi suoi soldati, che sono responsabili di un tale crimine, ma il mondo intero, di cui anche noi facciamo parte.
E ora, quale meraviglioso risultato! Non appena l’opera della salvezza è stata compiuta alla gloria di Dio, Egli accoglie con amore il peccatore che si pente. L’uomo, creatura mortale che tremava di fronte alla morte, ha da parte di Dio l’assicurazione di possedere la vita eterna. Il credente, salvato, è condotto fino alla presenza di Dio stesso e può chiamarlo Padre.
È meglio infatti, se tale è la volontà di Dio, soffrire facendo il bene piuttosto che facendo il male, perché anche Cristo ha sofferto una volta per i peccati, il giusto per gl’ingiusti, per condurci a Dio. (1 Pietro 17-18)




