La scena della trasfigurazione non era che uno scorcio sulla gloria futura destinata a rinfrancare tre discepoli di Gesù per il loro servizio futuro. Scendendo dalla montagna, il Signore intrattiene ancora i suoi tre discepoli sulla sua morte e sulla sua risurrezione.
Ma essi non comprendono; è questa la ragione per cui Gesù ordina loro il silenzio fino al giorno della sua risurrezione. Come parlare di una scena di gloria se si ignora tutto circa l’opera che la renderà possibile?
Sei giorni dopo Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse in disparte, essi soli, sopra un alto monte; e fu trasfigurato davanti a loro. E le sue vesti divennero risplendenti e bianchissime, come neve, più bianche di ciò che potrebbe fare alcun lavandaio sulla terra. Ed apparve loro Elia con Mosè, i quali conversavano con Gesù. Pietro allora, prendendo la parola, disse a Gesù: «Maestro, è bene per noi stare qui; facciamo dunque tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia!». Egli infatti non sapeva che cosa dire, perché erano spaventati. Venne poi una nuvola che li adombrò; e dalla nuvola uscì una voce che disse: «Questi è il mio amato Figlio; ascoltatelo!».
Ed improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù tutto solo con loro. Ora, come scendevano dal monte, Gesù ordinò loro di non raccontare ad alcuno le cose che avevano visto, fino a quando il Figlio dell’uomo sarebbe risuscitato dai morti. Ed essi tennero per sé quella dichiarazione e discutevano fra di loro che cosa significasse risuscitare dai morti. Poi lo interrogarono, dicendo: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». Ed egli, rispondendo, disse loro: «Elia veramente deve venire prima e ristabilire ogni cosa; ma come sta scritto del Figlio dell’uomo: Egli dovrà soffrire molte cose ed essere disprezzato. Ma io vi dico che Elia è venuto e gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto, come era scritto di lui». (Marco 9:2-13)
Nella pianura una confusione totale si presenta alla sguardo di Gesù. I discepoli sono tra quella grande folla; un padre con il cuore ulcerato dal dolore è pure presente: la sua sola e ultima risorsa è la compassione di Gesù. Lasciando la folla e gli scribi alle loro discussioni, Gesù vuole essere messo in contatto diretto con la causa di questa sofferenza.
Ritornato poi dai discepoli, vide una grande folla intorno a loro e degli scribi, che disputavano con loro. E subito tutta la folla, vedutolo, sbigottì e accorse a salutarlo. Allora egli domandò agli scribi: «Di che cosa discutete con loro?». Ed uno della folla, rispondendo, disse: «Maestro, ti avevo condotto mio figlio che ha uno spirito muto, e dovunque lo afferra, lo strazia ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Così ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non hanno potuto». Ed egli, rispondendogli, disse: «O generazione incredula, fino a quando sarò con voi? Fino a quando vi sopporterò? portatelo da me». Ed essi glielo portarono.
Ma appena lo vide, lo spirito lo scosse con violenza, e il fanciullo, caduto a terra, si rotolava schiumando. E Gesù domandò al padre di lui: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli disse: «Dalla sua fanciullezza. E spesso lo ha gettato nel fuoco e nell’acqua per distruggerlo ma, se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». E Gesù gli disse: «Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede». Subito il padre del fanciullo, gridando con lacrime, disse: «Io credo Signore, sovvieni alla mia incredulità». Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, sgridò lo spirito immondo dicendogli: «Spirito muto e sordo, io te lo comando, esci da lui e non entrare mai più in lui». E il demone, gridando e straziandolo grandemente, se ne uscì. E il fanciullo divenne come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò, ed egli si alzò in piedi. (Marco 9:14-27)
Anche noi, qualunque sia la situazione difficile, mettiamoci ai piedi di Gesù per esprimergli le nostre difficoltà, i nostri dolori e il nostro smarrimento. Gesù ci farà sentire la nostra mancanza di fede e sperimentare la sua grazia onnipotente.
Manifestando anche lo stato di spirito di ognuno, risponderà a tutti come a quel padre. “Se tu puoi qualcosa…”, ha detto il padre. Non è forse talvolta anche il nostro pensiero? Allora la risposta di Gesù è anche per noi: Il “se tu puoi”, è: Credi! Tutto è possibile a colui che crede. I nostri dubbi non annullano l’amore del nostro Salvatore. Egli ci viene in aiuto come lo ha fatto per il padre di quel fanciullo.



