Un’anziana signora, molto dura d’orecchio, si era lasciata convincere a comprare un super apparecchio acustico minaturizzato. Dopo parecchi tentativi inutili, esasperata dai rumori parassiti e da fastidiossisimi fischi, relegò in fondo ad un cassetto la piccola meraviglia che le era costata molto cara. Forse non sapeva come servirsene…
La coscienza è uno strumento delicato, dato all’uomo per permettergli di captare la voce di Dio. Ma, come una protesi acustica può essere inefficace se non è regolata bene, o muta se la pila è scarica, così la coscienza deve mantenere la sua sensibilità e siamo noi che dobbiamo vegliare a questo fine. Se la manipoliamo brutalmente o se la maltrattiamo, perde la sua esattezza e precisione.
Guardate di non rifiutare colui che parla, perché se non scamparono quelli che rifiutarono di ascoltare colui che promulgava gli oracoli sulla terra, quanto meno scamperemo noi, se rifiutiamo di ascoltare colui che parla dal cielo, la cui voce scosse allora la terra, ma che ora ha fatto questa promessa, dicendo: «Ancora una volta io scuoterò non solo la terra, ma anche il cielo». (Ebrei 12:25)
Qualche tempo fa, una guardia notturna trovò sul marciapiede un portafoglio pieno di banconote che portò alla polizia. Un suo collega gli fece notare che, se avesse tenuto il denaro per sé, non l’avrebbe mai saputo nessuno:
“Non ingannarti, c’erano due testimoni: Dio nel quale credo, e la mia coscienza che mi avrebbe condannato”.
Non mettiamo la nostra coscienza in un cassetto. E’ un’amica che ci aiuta a percepire la voce di Dio.
Perciò, come dice lo Spirito Santo: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nella provocazione, nel giorno della tentazione nel deserto, dove i vostri padri mi tentarono mettendomi alla prova, pur avendo visto per quarant’anni le mie opere. (Ebrei 3:7-9)



