Durante il tempo dell’intolleranza religiosa, quando i roghi si accendevano in diversi paesi d’Europa, si ricorreva talvolta al rullo dei tamburi per coprire la voce dei martiri morenti per la loro fede in Gesù Cristo. Si temeva che la loro ultima testimonianza fosse udita da coloro che assistevano al loro supplizio.
Moltre persone soffocano volontariamente la voce della loro coscienza coi rumori e l’agitazione del mondo. Nel turbine delle occupazioni e delle distrazioni, esse rimangono sorde agli appelli della grazia di Dio.
Nondimeno il Signore le ama. Vuole strapparle alla perdizione eterna, trarle dalla loro angoscia morale o semplicemente dalla loro spensieratezza, per mezzo della fede in Gesù Cristo; vuole consigliarle, fare loro conoscere una vita sana, retta, pura e felice.
Ma esse hanno, trope cose da udire per poter ascoltare la voce del Signore. Ed è per questo che Egli è talvolta obbligato a parlare molto forte…
Dio infatti parla in un modo o nell’altro, ma l’uomo non ci bada: in un sogno, in una visione notturna, quando un sonno profondo cade sui mortali, quando stanno assopiti sui loro letti. (Giobbe 33:14-15)
Non cerchiamo più di coprire la voce di Colui che offre perdono, la pace del cuore, la felicità perfetta nel cielo, e tutto questo per pura grazia!
Ecco, tu sei per loro come una canzone d’amore di uno che ha una bella voce e sa suonare bene uno strumento; essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica. (Ezechiele 33:32)
Ascoltiamo questo appello così dolce e allo stesso tempo pressante.
Noi infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che riteniamo ferma fino alla fine la fiducia che avevamo al principio, mentre ci è detto: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nella provocazione». Ebrei 3:14-15)



