Io vi lascio la pace, vi do la mia pace; io ve la do, non come la dà il mondo; il vostro cuore non sia turbato e non si spaventi. (Giovanni 14:27)
Enrica aveva settantadue anni e, da quindici, era paralizzata. Un incidente stradale l’aveva privata dell’uso dei quattro arti. Non poteva neanche passare dalla sedia a rotelle al letto, senza essere aiutata. I suoi nipoti, impressionati dalla sua immobilità, si chiedevano a cosa mai la nonna potesse pensare tutto il giorno. Eppure sembrava tanto serena.
Il suo segreto si riasumeva in una frase: “Se non avessi il mio Signore Gesù al mio fianco, chiederei che i miei giorni siano abbreviati”.
Non era capace di fare grandi discorsi teologici, ma la sua serenità parlava al cuore della sua nipotina. Che potenza vivente dunque Colui che la nonna chiamava: “il suo Signore Gesù”? In che modo egli faceva sentire la sua reale presenza a quell’anziana signora impotente?
Più tardi la ragazza, studentessa in medicina, leggendo gli Evangeli scoprì il Signore Gesù, così vicino agli ammalati, ai moribondi. Riconobbe così colui che si era chinato con amore sulla sua nonna, che le era rimasto vicino per aiutarla a sopportare la sua vita dolorosa e che l’aveva sempre mantenuta tranquilla.
Si rese conto che la promessa del Signore a quelli che si confidano in lui è vera: il mondo non può vederlo, ma, per lo Spirito Santo, i credenti lo conoscono e sono al beneficio della sua presenza costante.
Non vi lascerò orfani; tornerò a voi. Ancora un po’ di tempo e il mondo non mi vedrà più, ma voi mi vedrete; poiché io vivo, anche voi vivrete. In quel giorno conoscerete che io sono nel Padre mio, e che voi siete in me ed io in voi. (Giovanni 14:18-20)
Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia piena. (Giovanni 15:11)




