Perché non vogliamo, fratelli, che ignoriate la nostra afflizione che ci capitò in Asia, come siamo stati eccessivamente gravati al di là delle nostre forze, tanto da giungere a disperare della vita stessa. Anzi avevamo già in noi stessi la sentenza di morte, affinché non ci confidassimo in noi stessi, ma in Dio che risuscita i morti, il quale ci ha liberati e ci libera da un sì grande pericolo di morte, e nel quale speriamo che ci libererà ancora nell’avvenire, mentre voi stessi vi unite a noi per aiutarci in preghiera, affinché siano rese grazie per noi da parte di molti, per il beneficio che ci sarà accordato tramite la preghiera di molte persone. (2 Corinzi 1:8-11)
Un autore cristiano, ricordando i suoi contatti con dei credenti gravemente malati, dichiara di essere stato impressionato sentendoli dire che la malattia li aveva arricchiti. “Parlandomi – dice – hanno testimoniato che la loro vita interiore era stata rinnovata, che la loro fiducia in Dio si era fortificata e che addirittura si sentivano più liberi”.
Queste esperienze servono ad incoraggiare coloro che attraversano simili circostanze a fare l’esperienza di questo rinnovamento, a conoscere il loro Signore in modo nuovo, ad apprezzare di più la sua Parola e la sua grazia.
Per sentirci sereni, non abbiamo necessariamente bisogno di essere in salute, anche se preferiremmo che fosse così. Quando la prova si prolunga per mesi e mesi, molti credenti malati rivelano una tranquillità maggiore di quelli che stanno bene, accettando la loro condizione, riscoprono i veri fondamenti della loro fede e un nuovo orizzonte.
Infatti, nella malattia impariamo a mettere sinceramente e concretamente la nostra fiducia in Dio. Abbandonandoci al suo amore, facciamo l’esperienza di una pace profonda e persino di una gioia autentica, pur nella sofferenza.
Pensiamo al nostro Salvatore che è stato “uomo di dolore” ma che poteva lodare il Padre proprio mentre era disprezzato e respinto.
Disprezzato e rigettato dagli uomini, uomo dei dolori, conoscitore della sofferenza, simile a uno davanti al quale ci si nasconde la faccia, era disprezzato, e noi non ne facemmo stima alcuna. (Isaia 53:3)



