Perciò bisogna che ci applichiamo ancora di più alle cose udite, per timore di essere trascinati lontano da esse. Infatti, se la parola pronunciata per mezzo di angeli si dimostrò ferma e ogni trasgressione e disubbidienza ricevette una giusta retribuzione, come scamperemo noi se trascuriamo una così grande salvezza? Questa, dopo essere stata annunciata prima dal Signore, ci è stata poi confermata da quelli che lo avevano udito, mentre Dio stesso aggiungeva la sua testimonianza alla loro con segni e prodigi, con opere potenti di ogni genere e con doni dello Spirito Santo, secondo la sua volontà. (Ebrei 2:1-4)
Sviarsi è sempre un pericolo, ma è particolarmente grave riguardo alle cose spirituali.
Spingere una barca con l’aiuto dei remi richiede impegno, costanza; non dimentichiamo che la nostra imbarcazione si muove contro corrente. Per guidarla nella giusta direzione per mezzo del timone occorre attenzione, è necessario che i nostri occhi non perdano mai la vista della bussola, che le carte nautiche in nostro possesso siano consultate con cura.
Ma nulla di tutto questo sarà necessario se lasciamo andare la barca alla deriva. Rallentate i vostro impegno, diminuite la vostra attenzione e subito le correnti circostanti vi faranno deviare dalla rotta giusta.
Bisogna che ci applichiamo ancora di più, dice questo versetto; dobbiamo vegliare perché non s’interrompa il nostro ascolto della Parola di Dio, altrimenti vengono meno tutte direttive e quei consigli che sono necessari per dare una giusta direzione alla nostra vita. C’è il concreto pericolo che, col passare del tempo, si arrivi a sentirsi “sazi” di questa Parola, come gli israeliti nel deserto che si stancarono della manna celeste con tutte le relative conseguenze.
Queste esortazioni non sono rivolte a persone estranee alla fede, ma a credenti.
“Per timore di essere trascinati lontano da esse”, abbiamo letto. Notiamo che non sono queste cose che si allontanano da noi; il pericolo è che noi ci allontaniamo da esse.




