Di fronte alla sofferenza

Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana; or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché la possiate sostenere. (1 Corinzi 10:13)

Dopo un lutto particolarmente doloroso, una domanda angosciosa dominava i miei pensieri: Perché mi è capitato questo? Dio vuole punirmi? Un amico credente, al quale mi ero confidato, mi ha dato la chiave per essere liberato dalla mia angoscia e dai miei interrogativi.

Circa duemila anni fa, Gesù Cristo crocifisso ha esclamato:

E all’ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lammà sabactanì?». Che, tradotto vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». (Marco 15:34)

Ecco la risposta a questo “perché?” unico:

Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti. (Isaia 53:5)

Così, Gesù Cristo ha preso su di sé il castigo che meritavano i miei peccati perché ho creduto in Lui e nel valore del suo sacrificio. E’ stato abbandonato perché io non lo fossi mai! Dio non può punirmi: ha punito suo Figlio al mio posto! E, a causa di questo, mi perdona e mi dà la vita eterna. Come potrei dubitare del suo amore?

Il mio amico m’insegnò anche non a dire: “perché?”, ma “per che cosa?”; vale a dire, a chiedere a Dio quale è il suo scopo quando permette la sofferenza.

In un altro versetto dello stesso profeta trovo un’indicazione:

Ecco, io ti ho raffinato, ma non come l’argento; ti ho provato nel crogiuolo dell’afflizione. (Isaia 48:10)

Dio è come un orefice che fa fondere l’oro nel crogiolo, regolandone la temperatura, finché sia tolta ogni impurità. Egli attende pazientemente che il metallo si sia stabilizzato e che la superficie sia così liscia da riflettere il suo viso. Solo dopo questa fase l’artigiano può lavorare l’oro puro per farne un gioiello di pregio.

Ma egli conosce la strada che io prendo; se mi provasse, ne uscirei come l’oro. (Giobbe 23:10)

Ecco il “per che cosa?” di quella prova dolorosa che Dio ha permesso dopo avermi dato la vita eterna; occorreva quel travaglio per togliere le scorie e foggiarmi in onore del mio Salvatore.

Testimonianza di un credente

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