Così dice l’Eterno, il re d’Israele e suo Redentore, l’Eterno degli eserciti: «Io sono il primo e sono l’ultimo, e all’infuori di me non c’è DIO. (Isaia 44:6)
Oggi, alla domanda: “Che cosa è vero?” molti rispondono: “Niente” o “Tutto”. Per loro non c’è più nessuna verità assoluta.
Un tempo si ricercava la verità che si sapeva essere unica. Poi ci si è messi a dubitare e, invece di parlare della “verità”, si sono fatte dissertazioni filosofiche sui vari modi di capire e di fare il bene.
Oggi, non rimane altro che un gran numero di verità individuali e contradditorie.
Così tutto diventa relativo. Molti gruppi pubblicano particolari codici di etica per definire le loro regole di comportamento. Sul piano individuale. Ciascuno decide la propria morale e sovente l’adatta in funzione di quello che gli fa comodo. E’ quella che è chiamata “l’etica di situazione”.
Ma se non ci sono più riferimenti fissi, presto la vita non avrà più significato.
Perché questa perdita? Innanzi tutto, perché l’uomo ha voluto prendere il posto di Dio; vuole decidere su tutto e, poiché non riesce più a farlo collettivamente, ognuno decide da solo quello che è bene e quello che è male.
Rimane tuttavia una luce che risplende ancora con un fulgore sempre uguale: quella dell’Evangelo. In mezzo alla notte morale, l’Evangelo proclama che Dio rimane il primo e che sarà l’ultimo. E’ il Dio di verità e d’amore. E’ il Dio vivente, che s’è rivelato, che ha dato suo Figlio per salvarci.
Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù, il Signore, e siamo vostri servi per amore di Gesù, perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre», è lo stesso che ha fatto brillare il suo splendore nei nostri cuori per illuminarci nella conoscenza della gloria di Dio, che rifulge sul volto di Gesù Cristo. (2 Corinzi 4:5-6)
Il ritorno a lui è sempre possibile, è ancora possibile. Occorre dunque ritornare a Dio, pregarlo, ascoltare la sua Parola e credergli.
Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. (Giovanni 14:6)



