Dove Dio abita

L’Altissimo però non abita in edifici fatti da mano d’uomo, come dice il profeta: “Il cielo è il mio trono, e la terra lo sgabello dei miei piedi. Quale casa mi costruirete, dice il Signore, o quale sarà il luogo del mio riposo? (Atti 7:48-49)

Con queste parole Stefano ridimensione il ruolo che aveva presso gli Ebrei l’edificio del Tempio. Essi nutrivano una morbosa venerazione per quel luogo, scelto da Dio per manifestarvi la Sua presenza. Colpisce che a esprimersi così fosse un giudeo della dispersione, che veniva a Gerusalemme per adorare Dio proprio nel Tempio, comportandosi fino allora come i suoi connazionali.

Gesù, però, aveva trasformato il suo cuore e ora egli poteva guardare al Tempio comprendendone il vero significato spirituale. La luce dell’Evangelo gli aveva rivelato che il Signore si adora in “spirito e verità” e che i luoghi di culto hanno un ruolo soltanto funzionale al culto che l’intera comunità rende a Dio.

A nulla servono templi, cattedrali, basiliche e duomi: se proprio vogliamo “localizzare” Dio, il Suo tempio potrà essere unicamente il cuore dell’uomo che Lo ha accettato come proprio Salvatore e Signore. Qualsiasi altro luogo, oggetto o cosa che si possa trasformare in oggetto di venerazione, devono essere banditi dalla vita di ogni vero cristiano.

Dio ci aiuti piuttosto ad essere disposti a lasciarLo dimorare nella nostra intera vita, a lasciarLo trasformare il nostro cuore, per essere noi il Tempio dello Spirito Santo.

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