Per molte persone non invecchiare è un’ossessione. Quanti sforzi per contenere, per rallentare il processo ineluttabile della degradazione del corpo umano, per trovare non si sa quale elisir di giovinezza.
Ma per il credente, questa legge del deperimento dell’essere esteriore ha un senso nuovo. Il suo corpo è riscattato, sarà trasformato alla somiglianza di Gesù Cristo. Nell’attesa, Dio, che vi fa la sua dimora per mezzo del suo Spirito Santo, vuole impiegarlo alla sua gloria.
Al contrario “l’uomo interiore”, la parte immateriale del nostro essere in relazione con Dio, sfugge agli attacchi dell’usura e della fatica. Con quale accento di vittoria l’apostolo Paolo esclama:
Perciò non ci scoraggiamo; ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. (2 Corinzi 4:16)
Si, esso attinge nuove forze alla sorgente inesauribile, è come ricreato ogni giorno dalla potenza dello Spirito che fa vivere Gesù in lui. Vede con tanto meno rincrescimento deperire il suo involucro esterno quanto più la sua fede saluta la gloria futura e la pregusta.
Lo sguardo dell’anima si distoglie dalle cose che si vedono per fermarsi su quelle che sono invisibili ed eterne. Il credente aspetta dal cielo come Salvatore colui che, quando il suo corpo attuale sarà distrutto, lo rivestirà di un corpo glorioso. Allora tutto quello che è mortale sarà stato “assorbito dalla vita”.
Sappiamo infatti che se questa tenda, che è la nostra abitazione terrena, viene disfatta, noi abbiamo da parte di Dio un edificio, un’abitazione non fatta da mano d’uomo eterna nei cieli. Poiché in questa tenda noi gemiamo, desiderando di essere rivestiti della nostra abitazione celeste, se pure saremo trovati vestiti e non nudi. Noi infatti che siamo in questa tenda gemiamo, essendo aggravati, e perciò non desideriamo già di essere spogliati ma rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. (2 Corinzi 5:1-4)



