Disse ancora questa parabola per certuni che presumevano di essere giusti e disprezzavano gli altri. «Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, dentro di sé pregava così: “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri, e neppure come quel pubblicano. Io digiuno due volte la settimana e pago la decima di tutto ciò che possiedo”.
Il pubblicano invece, stando lontano, non ardiva neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: “O Dio, sii placato verso me peccatore”. Io vi dico che questi, e non l’altro, ritornò a casa sua giustificato; perché chiunque si innalza sarà abbassato e chi si abbassa sarà innalzato». (Luca 18:9-14)
In questi versi si parla di due categorie di persone. Alla prima categoria appartengono coloro che non sentono la necessità di un Salvatore; essi si sentono soddisfatti delle loro opere e della loro giustizia.
Alla seconda, appartengono, invece, coloro che come il pubblicano sono convinti di essere dei peccatori e cercano con tutto il cuore il perdono di Dio e la sua misericordia.
In questa parabola possiamo vedere chiaramente che o si ha lo spirito del fariseo oppure quello del pubblicano. La parola di Dio ci avverte:
Che dunque? Abbiamo noi qualche superiorità? Niente affatto! Abbiamo infatti dimostrato precedentemente che tanto Giudei che Greci sono tutti sotto peccato, come sta scritto: «Non c’è alcun giusto, neppure uno. (Romani 3:9-10)
Ma ora, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, alla quale rendono testimonianza la legge e i profeti, cioè la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo verso tutti e sopra tutti coloro che credono, perché non c’è distinzione; poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. (Romani 3:21-24)
La Parola di Dio non dice: alcuni hanno peccato, ma “tutti”.
Di fronte a questa affermazione, vogliamo avere lo spirito del pubblicano… Umiliamoci sotto la potente mano del Signore, per ricevere le sue consolazioni e la salvezza eterna.




