Dopo questo, sapendo Gesù che ogni cosa era ormai compiuta, affinché si adempisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Or c’era là un vaso pieno d’aceto. Inzuppata dunque una spugna nell’aceto e, postala in cima ad un ramo d’issopo, gliela accostarono alla bocca. (Giovanni 19:28-29)
Con la quinta frase sulla croce, dopo le tre ore di abbandono, Gesù chiede da bere. Le sue ferite, il suo combattimento morale, gli fanno soffrire una sete ardente. Ma non è solo per questo che dice: “Ho sete”.
Sulla croce, come d’altronde durante tutta la sua vita, Gesù ha sempre fatto la volontà di Dio. Nonostante la sua intensa sofferenza egli grida: “Ho sete” perché la santa Scrittura lo aveva annunciato in anticipo.
Mi hanno invece dato fiele per cibo, e per dissetarmi mi hanno dato da bere dell’aceto. (Salmo 69:21)
Ma possiamo pensare che questa frase del Signore riveste un’altra portata spirituale. Avendo compiuto l’opera, il Signore Gesù guarda oltre. La sete che sente rievoca il desiderio intenso della gioia della presenza di Dio.
O DIO, tu sei il mio DIO, io ti cerco al mattino; l’anima mia è assetata di te; a te anela la mia carne in terra arida e riarsa, senz’acqua. (Salmo 63:1)
La sua sete è un segno dell’imminenza del regno in cui gusterà ben presto la comunione completa di suo Padre e dei suoi. Egli ha detto : “Ho sete” per poter diventare la sorgente d’acqua viva per tutti coloro che confidano in lui.
Egli offrirà al mondo l’acqua viva della salvezza.
Gesù rispose e le disse: «Chiunque beve di quest’acqua, avrà ancora sete, ma chi beve dell’acqua che io gli darò non avrà mai più sete in eterno; ma l’acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che zampilla in vita eterna». (Giovanni 4:14)



