L’uomo invece muore e rimane atterrato; quando egli esala l’ultimo respiro, dov’è mai? (Giobbe 14:10)
“Ho lottato con la morte e ho vinto!” Così si esprimeva un politico dopo aver subito un’operazione a cuore aperto.
L’angoscia della morte è radicata in ogni essere umano; possiamo forse scacciarla con un’affermazione provocatoria? La morte è “il salario” (la conseguenza) del peccato”; e ogni uomo, dopo la morte dovrà comparire in giudizio davanti a Dio.
Se comprendiamo questa dichiarazione della Parola di Dio, riceveremo con profonda riconoscenza l’offerta che Dio propone a ciascuno di noi adesso.
Infatti il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore. (Romani 6:23)
Dopo aver subito l’ira del Dio giusto e santo a causa del peccato dell’uomo, Gesù Cristo è entrato nella morte. Lo ha fatto per amore verso di noi, ma, poiché è Dio, non è rimasto nella tomba ma ne è uscito vittorioso.
Alla croce, Dio ha condannato Gesù cristo al posto nostro, se lo crediamo, beneficiamo gratuitamente della liberazione dai nostri peccati. Ma la grazia divina va oltre, se siamo “morti con Cristo”, siamo anche “risuscitati con lui” e abbiamo la vita eterna.
La morte del corpo, per il credente, non è altro che il passaggio dalla terra al paradiso, per essere eternamente con Colui che lo ha salvato. Cristo stesso annuncia questa buona notizia.
In verità, in verità vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna, e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. (Giovanni 5:24)



