Il punto di non ritorno

Persino il mio intimo amico, su cui facevo affidamento e che mangiava il mio pane, ha alzato contro di me il suo calcagno. (Salmi 41:9)

La storia di Giuda è solenne. Scelto dal Signore come discepolo, è stato per tre anni testimone della potenza e dell’amore di Gesù. Ha visto tutti i miracoli da lui compiuti e ha udito i suoi insegnamenti. Gesù gli aveva persino dato l’incarico di tesoriere, ma lui era rimasto indifferente a tutti quei segni di amore. Era “ladro”, e si indignò del gesto di Maria che aveva sparso sul Signore un profumo di gran prezzo.

Allora uno dei suoi discepoli, Giuda Iscariota, figlio di Simone, quello che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto quest’olio per trecento denari e non si è dato il ricavato ai poveri?». Or egli disse questo, non perché si curasse dei poveri, ma perché era ladro e, tenendo la borsa, ne sottraeva ciò che si metteva dentro. (Giovanni 12:4-6)

Fu per cupidigia che Giuda propose ai sacerdoti di consegnare loro il suo Maestro per tre sicli d’argento.

Allora uno dei dodici, di nome Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti, e disse loro: «Quanto mi volete dare, perché io ve lo consegni?». Ed essi gli contarono trenta sicli d’argento. E da quell’ora egli cercava l’opportunità di tradirlo. (Matteo 26:14-16)

All’ultimo pasto della Pasqua, il Signore rivolge ancora un avvertimento al suo discepolo: in un gesto affettuoso gli dà una porzione di cibo; ma non c’è niente che fermi il traditore. Dopo alcune ore, di notte, al Getsemani, Giuda indica il suo Maestro dandogli un bacio.

Or colui che lo tradiva aveva dato loro un segnale, dicendo: «Quello che io bacerò, è lui; prendetelo». E in quell’istante, accostatosi a Gesù, gli disse: «Salve, Maestro!». E lo baciò caldamente. E Gesù gli disse: «Amico, cosa sei venuto a fare?». Allora essi, accostatisi a Gesù, gli posero le mani addosso e lo presero. (Matteo 26:48-50)

Il cuore di Giuda rimase freddo, tanto che, misurando l’enormità del suo peccato, preso da rimorsi, non chiese perdono, ma riportò ai sacerdoti il denaro ricevuto.

Allora Giuda, che lo aveva tradito, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò i trenta sicli d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: «Ho peccato, tradendo il sangue innocente». Ma essi dissero: «Che c’importa? Pensaci tu!». Ed egli, gettati i sicli d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. (Matteo 27:3-5)

Pur essendo venuto tra gli uomini per portare loro la salvezza, Gesù definisce Giuda “figlio di perdizione”.

Mentre ero con loro nel mondo, io li ho conservati nel tuo nome; io ho custodito coloro che tu mi hai dato, e nessuno di loro è perito, tranne il figlio della perdizione, affinché si adempisse la Scrittura. (Giovanni 17:12)

Giuda, diventato schiavo e strumento del diavolo, è dunque perduto per l’eternità. Ha raggiunto il punto di non ritorno.

O Eterno, speranza d’Israele, tutti quelli che ti abbandonano saranno svergognati. «Quelli che si allontanano da me saranno scritti in terra, perché hanno abbandonato l’Eterno, la sorgente d’acqua viva». (Geremia 17:13)

Il comportamento di Giuda ci riempie di orrore, ma non dimentichiamo che anche noi siamo peccatori.

Ma ora, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, alla quale rendono testimonianza la legge e i profeti, cioè la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo verso tutti e sopra tutti coloro che credono, perché non c’è distinzione; poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. (Romani 3:21-24)

Forse non è il denaro il nostro idolo, ma potremmo averne di altri che trascinano sulla medesima strada. La china è ripida e la fine può essere fatale. Indubbiamente, c’è la grazia di Dio, sempre pronta a soccorrerci, ma questa certezza non deve farci agire con leggerezza. Gli avvertimenti di Dio si ripetono, ma poi arriva l’ultimo!

Non v’ingannate, Dio non si può beffare, perché ciò che l’uomo semina, quello pure raccoglierà. (Galati 6:7)

Se sei stato in contatto col Signore, se hai persino partecipato alla santa Cena, però sei rimasto ancora legato al peccato, grida subito a Lui per essere liberato.

Sansone, consacrato a Dio che gli aveva dato una forza eccezionale, terminò la propria vita nella vergogna, tradito da una donna perfida, cieco e incatenato. Davide, il diletto dell’Eterno, commise adulterio e omicidio. Il saggio Salomone ebbe numerose donne e si attaccò ai loro idoli.

Sono tutti esempi che devono incitarci a considerare seriamente davanti a Dio, il nostro comportamento e i moventi delle nostre azioni.

Figlioletti miei, vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se pure qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto. (1 Giovanni 2:1)

Dio ascolta la preghiera di chi si pente veramente. Perdona e rialza.

Ritornate a colui dal quale vi siete grandemente allontanati, o figli d’Israele! (Isaia 31:6)

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