Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno. (Filippesi 1:21)
Chi ha scritto queste straordinarie parole? Un carcerato, l’apostolo Paolo, quando era prigioniero a Roma. Rischiava di morire eppure non era amareggiato né deluso. Sapeva che la morte era un passaggio che lo avrebbe condotto alla presenza di Gesù. Questa dichiarazione si fondava sul fatto che lui dava piena fiducia alle promesse di Dio.
Scrivendo “il vivere è Cristo”, Paolo affermava che Gesù Cristo era la sorgente, il senso e lo scopo della sua vita. E quest’affermazione assume tutto il suo significato quando la si mette in relazione con le cose dette da Gesù. Citiamone alcune:
Gesù disse loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete. (Giovanni 6:35)
Gesù le rispose: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna». (Giovanni 4:13-14)
Gesù parlò loro di nuovo, dicendo: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». (Giovanni 8:12)
Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. (Giovanni 14:6)
Queste parole di Gesù, se le riceviamo, ci toccano profondamente. Esse rispondono alla ricerca del senso della vita, alla nostra sete, e ci portano la pace. Questa è stata l’esperienza di molti credenti, dall’inizio del cristianesimo fino ad oggi.
Una donna cristiana ben nota per la sua totale consacrazione diceva: “La mia gioia di vivere è l’amore, l’amore di Cristo, quella relazione che Dio mi ha permesso di avere con Lui e col Suo amato Figlio fin da quando avevo dodici anni, e che mi accompagna sempre. Una relazione quotidiana con Lui che mi ha fatto comprendere il senso della vita”.




