E Gesù disse loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà mai più fame e chi crede in me non avrà mai più sete. (Giovanni 6:35)
Nel corso dei secoli, e in tanti paesi, il pane ha rappresentato il nutrimento di base. La stessa parola “pane” racchiude in se stessa un grande valore simbolico, sopratutto per le persone che hanno conosciuto delle privazioni.
C’è un’altra parola che ha una profonda risonanza in noi, ed è “vita”, non soltanto in relazione alla vita del nostro corpo, ma a quella del nostro spirito. Noi tutti desideriamo una vita che abbia un senso, una vita ricca e utile.
In verità, in verità vi dico: Chi crede in me ha vita eterna. Io sono il pane della vita. (Giovanni 6:47-48)
Sul piano spirituale Gesù riunisce la forza di queste due parole. Egli è il “pane della vita”, colui del quale ci si nutre per non indebolirsi, che ci dà la vita che viene da Dio e che continua per l’eternità.
Dopo aver dichiarato che Egli è il pane della vita, Gesù aggiunge:
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. (Giovanni 6:54)
Linguaggio figurato che vuol dire: colui che si appropria dei risultati della morte di Cristo sulla croce, entra in una nuova relazione con Dio; egli diventa suo figlio per l’eternità.
Poi dobbiamo nutrirci giornalmente del Signore scoprendo i suoi pensieri e gustando il suo amore. Difatti Egli ha detto:
È lo Spirito che vivifica; la carne non giova a nulla; le parole che vi dico sono spirito e vita. (Giovanni 6:63)
Così come il nutrimento materiale sostiene il nostro corpo e lo rinnova, allo stesso modo le parole del Signore Gesù nutrono il nostro spirito. Egli ci comunica la sua vita e a poco a poco ci trasforma a sua immagine.
Che anche noi possiamo dire come il profeta Geremia:
Appena ho trovato le tue parole, le ho divorate; la tua parola è stata per me la gioia e l’allegrezza del mio cuore, perché il tuo nome è invocato su di me, o Eterno, DIO degli eserciti. (Geremia 15:16)



