La pigrizia

Va’ dalla formica, o pigro, considera le sue abitudini e diventa saggio. (Proverbi 6:6)

Essere pigri significa non utilizzare le facoltà che abbiamo (fisiche, manuali, intellettuali…) per disfare i bisogni nostri e quelli dei nostri familiari e di altre persone; significa rifiutare lo sforzo quando si presenta.

Dormire un po’, sonnecchiare un po’, incrociare un po’ le braccia per riposare, così la tua povertà verrà come un ladro, e la tua indigenza come un uomo armato. (Proverbi 6:10-11)

La Bibbia ce ne mostra le conseguenze e ci invita a respingere un tale atteggiamento.

Chi lavora con mano pigra impoverisce, ma la mano degli uomini solerti fa arricchire. (Proverbi 10:4)

In due lettere consecutive l’apostolo Paolo ricordava ai suoi fratelli il proprio comportamento.

Voi, fratelli, vi ricordate infatti della nostra fatica e travaglio, come lavorando giorno e notte per non essere di peso a nessuno di voi, abbiamo predicato tra voi l’evangelo di Dio. (1 Tessalonicesi 2:9)

Voi stessi infatti sapete in qual modo dovete imitarci, perché non ci siamo comportati disordinatamente fra di voi, e non abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato con fatica e travaglio giorno e notte, per non essere di peso ad alcuno di voi. (2 Tessalonicesi 3:7-8)

La pigrizia esiste anche in campo spirituale. Alcuni credenti erano diventati “lenti a comprendere”. Essi non erano più in grado di capire l’insegnamento dell’apostolo, e bisognava esporre loro di nuovo le verità fondamentali del Vangelo.

Non siate pigri nello zelo; siate ferventi nello spirito, servite il Signore, allegri nella speranza, costanti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera; provvedete ai bisogni dei santi, esercitate l’ospitalità. (Romani 12:11-13)

Anche noi rischiamo di rimanere “bambini”, senza la maturità spirituale che ci dà la capacità di “discernere il bene e il male”, se non perseveriamo nella lettura della Parola di Dio.

Benché fosse Figlio, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì, e, reso perfetto, divenne autore di salvezza eterna per tutti coloro che gli ubbidiscono, essendo da Dio proclamato sommo sacerdote, secondo l’ordine di Melchisedek, nei riguardi del quale avremmo molte cose da dire, ma difficili da spiegare, perché voi siete diventati lenti a capire. Infatti, mentre a quest’ora dovreste essere maestri, avete di nuovo bisogno che vi s’insegnino i primi elementi degli oracoli di Dio, e siete giunti al punto di aver bisogno di latte e non di cibo solido. Chiunque infatti usa il latte non ha esperienza della parola di giustizia, perché è ancora un bambino; il cibo solido invece è per gli adulti, che per l’esperienza hanno le facoltà esercitate a discernere il bene dal male. (Ebrei 5:8-14)

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