Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo. Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più. (Giovanni 15:1-2)
Nel Antico Testamento, Dio è presentato come il Vignaiolo e Israele come la vigna. L’immagine qui è ampliata: Gesù è la vera vite, non un vigneto, ma una pianta unica, una sola radice alla quale è necessario rimanere uniti, poiché non c’è vita se non in Lui e per mezzo di Lui.
Il vincolo che unisce un credente al Signore non è soltanto biologico, come il legame tra il tralcio e la vita, ma è un rapporto spirituale fondato sulla fiducia e la dipendenza. Dimorando in Cristo, avremo gli stessi Suoi desideri ed Egli non ha altra volontà che quella del Padre.
Ogni tralcio, ossia ogni credente, è oggetto dell’attenta cura del Vignaiolo. Per essi non vi sono che due possibilità: portare frutto o essere tagliati; non esistono mezze misure, non può sussistere un semplice assenso mentale alle verità teologiche. O la fiducia del cuore e l’ubbidienza pratica che produce frutto abbondante e permanente, oppure l’incredulità, quindi la sterilità delle impostazioni e dei desideri, per quanto buoni e religiosi.
Se veniamo da qualche fallimento, sappiamo cosa fare, dimorare nella vite. Forse il sommo Vignaiolo ci ha voluto mondare, ma soltanto per portare altro frutto per essere di benedizione ad altri.




