Libertà, ugualianza, fratellanza

I Francesi conoscono bene il motto della loro repubblica, ma bisogna riconoscere che siamo tutti, loro e noi, molto lontani da una tale società ideale.

Eppure, c’è un ambito in cui questi principi dovrebbero essere una realtà; parlo dei veri credenti che sono il popolo di Dio. Hanno posto la loro fiducia in Gesù Cristo, il perdono di Dio li ha liberati dalla loro colpevolezza, hanno tutti gustato la grazia di Dio.

Se ognuno lascia agire la potenza dello Spirito Santo nella propria vita, è liberato dai legami che rendono schiave le altre persone: desideri incontrollati, passioni, concupiscenza… Dio, che è misericordioso, li chiama Suoi figli.

Egli è venuto in casa sua, e i suoi non lo hanno ricevuto, ma a tutti coloro che lo hanno ricevuto, egli ha dato l’autorità di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà di uomo, ma sono nati da Dio. (Giovanni 1:11-13)

Gesù li chiama Suoi fratelli.

Gesù le disse: «Non toccarmi, perché non sono ancora salito al Padre mio; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro che io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro». (Giovanni 20:17)

Questo legame vitale dei credenti è indistruttibile. Quindi le differenze sociali non dovrebbero contare.

Or il fratello di umili condizioni si glori della sua elevazione, e il ricco del suo abbassamento, perché passerà come un fiore di erba. (Giacomo 1:9-10)

I primi cristiani vivevano con questo spirito. Onesimo, lo schiavo di Filemone, era fuggito. Aveva incontrato Paolo in prigione e si era convertito. L’apostolo lo rimanda dal suo antico padrone, quale latore di un messaggio che lo raccomanda come “un fratello caro”, perché Filemone lo riceva come avrebbe ricevuto l’apostolo stesso.

Perciò, benché io abbia molta libertà in Cristo di comandarti ciò che è opportuno fare, preferisco pregarti per amore, così come io sono, Paolo, vecchio ed ora anche prigioniero di Gesù Cristo; ti prego per il mio figlio Onesimo, che ho generato nelle mie catene, il quale un tempo ti è stato inutile, ma che ora è utile a te e a me.

Te l’ho rimandato; or tu accoglilo, come se ricevessi il mio stesso cuore. Avrei voluto trattenerlo presso di me, perché mi servisse al tuo posto nelle catene che porto a motivo dell’evangelo; ma non ho voluto far nulla senza il tuo parere, affinché il bene che farai non venga da costrizione, ma da spontanea volontà. Infatti, forse per questo motivo egli è stato separato da te per breve tempo, perché tu lo riavessi per sempre, non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello a me carissimo, ma ora molto più a te, tanto nella carne che nel Signore.

Se dunque mi ritieni come socio, accoglilo come me stesso. E se ti ha fatto qualche torto, o ti deve qualcosa, addebitalo a me. Io, Paolo, ho scritto questo di mia propria mano. Pagherò io stesso; per non dirti che mi sei debitore perfino di te stesso. Sì, fratello, possa io avere questo favore nel Signore; ricrea il mio cuore nel Signore. Ti ho scritto fiducioso nella tua ubbidienza, sapendo che tu farai anche più di ciò che dico. (Filemone 8-20)

Questa è libertà, uguaglianza, fratellanza. Impegniamoci a vivere in quest’atmosfera; sarà una testimonianza all’amore di Dio.

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