Nel segno dell’urgenza

Nel racconto del Signore Gesù con Zaccheo, tutto si svolge nel segno dell’urgenza: Zaccheo corre avanti per vedere passare Gesù, si arrampica sopra un albero, poi scende rapidamente perché la richiesta del Signore doveva essere accolta subito.

Poi Gesù, entrato in Gerico, l’attraversava; ed ecco un uomo, chiamato Zaccheo, il quale era il capo dei pubblicani ed era ricco. Egli cercava di vedere chi fosse Gesù, ma non poteva a motivo della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e salì su un sicomoro per vederlo, perché egli doveva passare di là. E, quando Gesù arrivò in quel luogo, alzò gli occhi, lo vide e gli disse: «Zaccheo, scendi giù subito, perché oggi devo fermarmi in casa tua». (Luca 19:1-5)

Oggi, ci dice Dio. Satana ci dice: domani, così continua a trattenerci con sé.

Anche nell’Antico Testamento troviamo spesso il termine oggi. Giosuè diceva al popolo d’Israele:

E se vi pare cattiva cosa servire l’Eterno, scegliete oggi chi volete servire, o gli dèi che servirono i vostri padri di là dal fiume, o gli dèi degli Amorei, nel cui paese voi abitate; quanto a me e alla mia casa, serviremo l’Eterno. (Giosuè 24:15)

Anche il salmista dice:

Poiché egli è il nostro DIO, e noi siamo il popolo del suo pascolo e il gregge di cui egli si prende cura. Oggi, se udite la sua voce, «non indurite il vostro cuore come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, dove i padri vostri mi tentarono e mi misero alla prova, anche se avevano visto le mie opere. (Salmi 95:7-9)

L’autore della Lettera agli Ebrei ripete tre volte la stessa esortazione.

Perciò, come dice lo Spirito Santo: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nella provocazione, nel giorno della tentazione nel deserto, dove i vostri padri mi tentarono mettendomi alla prova, pur avendo visto per quarant’anni le mie opere. (Ebrei 3:7-9)

Noi infatti siamo divenuti partecipi di Cristo, a condizione che riteniamo ferma fino alla fine la fiducia che avevamo al principio, mentre ci è detto: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori come nella provocazione». (Ebrei 3:14-15)

Poiché dunque rimane per alcuni di entrarvi, mentre quelli a cui prima fu annunziata la buona novella non vi entrarono a motivo della loro incredulità, egli determina di nuovo un giorno: “Oggi”, dicendo dopo tanto tempo, come è stato detto prima per mezzo di Davide: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori». (Ebrei 4:6-7)

Di fronte agli inviti del Signore a lasciarlo entrare nella nostra vita, forse abbiamo rimandato a domani. Ma quella parola che il Signore diceva a Zaccheo è ancora rivolta a noi:

“Oggi debbo fermarmi in casa tua!”

Egli vuole fermarsi non solo per un momento; vuole abitare fin da oggi nel nostro cuore. Siamo pronti ad aprirgli? Ricordiamoci che il tempo passa, e il domani non è sotto il nostro controllo.

Ora, essendo suoi collaboratori, vi esortiamo a non ricevere invano la grazia di Dio, perché egli dice: «Io ti ho esaudito nel tempo accettevole e ti ho soccorso nel giorno della salvezza». Ecco ora il tempo accettevole, ecco ora il giorno della salvezza. (2 Corinzi 6:1-2)

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