Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi a Dio, in Gesù Cristo, nostro Signore. (Romani 6:11)
E’ piuttosto comune che i credenti siano colti da pensieri cattivi senza volerlo. Si tratta di pensieri indesiderati e odiati, che però sorgono spontaneamente anche quando cerchiamo di essere occupati del Signore.
Il dispiacere che proviamo ci induce a confessarli, ma alle volte persino durante la confessione siamo colti da un altro pensiero cattivo. Questi pensieri devono essere abbandonati e allontanati.
Giacché non capisco quel che faccio, perché non faccio quello che vorrei, ma faccio quello che odio. Ora, se faccio ciò che non voglio, io riconosco che la legge è buona. Quindi non sono più io ad agire, ma è il peccato che abita in me. (Romani 7:15-17)
Nel momento in cui si trovano nella nostra mente, continuiamo ad occuparci del Signore piuttosto che soffermarci a lungo per analizzarli; non curiamocene ed evitiamoli come, eviteremmo una persona che si incontro e che sappiamo essere incorreggibile.
Soffermarsi su tali pensieri, anche per aborrirli, significa dare alla “carne” il posto che essa desidera.
Per la grazia di Dio, possiamo disconoscere la “carne” e proseguire il nostro cammino, nella consapevolezza che essa purtroppo sarà presente in noi fino alla fine.
Quale benedizione abbiamo perché possiamo, sempre per grazia, rifiutare di ascoltare i suoi suggerimenti sapendo, per la misericordia di Dio, che “non sono più io”!
Non soffermiamoci ad analizzare il male, piuttosto guardiamo al Signore; consapevoli della nostra incapacità e della nostra debolezza, continuiamo a fissare lo sguardo su di lui, certi che, proprio quando siamo consapevoli della nostra debolezza, da lui ci verrà la forza.



