E Gesù gli disse: «Le volpi hanno delle tane, e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha neppure dove posare il capo». (Matteo 8:20)
Quando Gesù ebbe preso l’aceto, disse: «È compiuto». E, chinato il capo, rese lo spirito. (Giovanni 19:30)
In questi due versetti, l’espressione originale greca è la stessa; è tradotta in Matteo 8 e Luca 9 con “posare il capo”, e in Giovanni 19 cone “chinare il capo”. Il loro confronto mette in evidenza una verità molto commovente.
Venuto nel nostro mondo di sofferenza e di male, Gesù non poteva trovare il minimo riposo. Diceva ai suoi discepoli di riposrsi, ma lui non riposava mai.
Ed egli disse loro: «Venite in disparte in un luogo solitario e riposatevi un po’». Poiché era tanta la gente che andava e veniva, che essi non avevano neppure il tempo di mangiare. (Marco 6:31)
Non poteva riposarsi su una terra di sofferenza e di peccato. Invece, lo vediamo andare da un paese all’altro, sollecitato dai più svariati bisogni, molestato da domande postegli in cattiva fede, concludendo a tarda ora, con una devozione illimitata, giornate iniziate molto presto …
Come compenso di tutta questa attività d’amore, che accoglienza ha riservato il mondo a quell’uomo eccezionale? Non gli ha offerto un tetto, dalla nascita fino alla morte.
Ebben, è proprio lì che, compiuta l’opera, Gesù potrà chinare (o riposare) il suo capo. Sono ormai terminate le ore terribili in cui ha conosciuto tutto il rigore del giudizio di Dio contro il peccato. Ha gridato: “E’ compiuto!”
Il peccato è abolito con il suo sacrificio. Senza aspettare la gloria, neppure la risurrezione, appena fatta l’espiazione, Gesù china il capo. Finalmente il riposo è possibile per lui. L’ha anche acquistato per chi crede, e per sempre.



