Senza l’ispirazione dello Spirito Santo, come avrebbe potuto Davide descrivere la figura che attraversa il Salmo 69 da un estremo all’altro: quella delle sabbie mobili che inghiottiscono inesorabilmente, con l’alta marea, l’infelice che si è inoltrato?
Salvami, o DIO, perché le acque sono giunte fino alla gola. Sono affondato in un profondo pantano e non trovo alcun punto d’appoggio; sono giunto in acque profonde, e la corrente mi travolge. Sono stanco di gridare, la mia gola è riarsa; i miei occhi si consumano nell’attesa del mio DIO. (Salmo 69:1-3)
Impossibile per lui uscire da tale situazione: il terreno gli sfugge sotto i piedi.
Tirami fuori dal pantano, perché non vi affondi, e fa’ che sia liberato da quelli che mi odiano e dalle acque profonde. (Salmo 69:14)
Questa figura descrive certamente i sentimenti di Davide quando si trova sprovvisto di ogni soccorso umano. Ma è anche una descrizione che ci fa intravedere lo spavento di Gesù alla fine della sua vita e particolarmente quando si trova sulla croce.
Che angoscia già nel giardino di Getsemani, prima di affrontare la drammatica giornata in cui si manifesterà l’odio di tutti, di tribunali in tribunale, da parte dei capi religiosi è della folla, da parte dei Romani e dei Giudei!
Non c’è nessuno per aiutare quest’uomo innocente che ha fatto solo del bene, nessuno per portargli la minima consolazione. E quando si trova sulla croce, la malvagità degli uomini continua, traducendosi in scherni, insulti, finché le tenebre coprono la scena.
L’ira divina contro il peccato si riversa allora su Gesù abbandonato dal suo Dio durante le tre ore dell’espiazione. Ma egli uscirà dalla tomba come vincitore, risuscitato dalla gloria del Padre, il quale, pienamente soddisfatto, lo farà sedere alla sua destra.
L’Eterno dice al mio Signore: «Siedi alla mia destra finché io faccia dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi». (Salmo 110:1)




