Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e lo rivestirono delle sue vesti, poi lo portarono fuori per crocifiggerlo. E costrinsero un passante, un certo Simone di Cirene che tornava dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo, perché portasse la sua croce. (Marco 15:20-21)
Sulla strada del Calvario, Simone, affiancato a Gesù, ha portato la sua croce. Certamente quel giorno, tornando dai campi, dopo aver lavorato fin dalle prime ore dell’alba, non si aspettava questo. Cosa aveva a che fare lui con quel condannato che era portato al supplizio?
Non era nemmeno fra quelli che aveva gridato: “Crocifiggilo!” Poteva così pensare che quell’avvenimento non lo riguardava. Ma è stato costretto a portare la croce. Suo malgrado, è stato coinvolto nella crocifissione del Giusto.
E che incontro! Una grazia immensa gli è stata fatta: camminare a fianco del Salvatore portando per un tratto di strada la sua croce…
Nessuno può sottrarsi al messaggio solenne della croce. Chiunque l’ha udito è responsabile di crederlo o di respingerlo. Un giorno gli sarà chiesto conto dell’atteggiamento che avrà assunto.
Forse dirai: Io non c’entro, questa scena di altri tempi non mi riguarda, fa parte di un passato in cui io non c’ero!
Dio ti dice che è per salvarti che Gesù è morto sulla croce. Rifiutare di accettarlo equivale a schierarsi fra i nemici del Crocifisso, è come se fossi tu stesso a crocifiggerlo.
Ti esorto invece a permettere che la tua esistenza quotidiana, fatta di lavoro e di abitudini, sia sconvolta, come quella di Simone dall’intrusione di quel fatto inaudito: Gesù che porta la sua croce!
Ed egli, portando la sua croce, si avviò verso il luogo detto “del Teschio”, che in ebraico si chiama “Golgota”, dove lo crocifissero, e con lui due altri, uno di qua e l’altro di là, e Gesù nel mezzo. (Giovanni 19:17-18)
Dio ti farà la grazia di portarla dopo di lui, se diventerai, mediante la fede, discepolo di Gesù Cristo crocifisso, tuo Salvatore.



